martedì 29 novembre 2011

Traduttori traditori IV

Questo invece è quasi un classico, e ne devo la conoscenza all'accademico Giovanni S.

Charles Williams è uno dei più grandi autori di quel genere che oggi si tende a chiamare noir.
Uno dei motivi per cui Williams potrebbe essere vagamente presente anche a chi non frequenta molto la letteratura di genere sono i numerosi film ispirati a suoi romanzi, tra cui Ore 10: calma piatta (Dead Calm), tratto appunto da Dead Calm, ma soprattutto Finalmente domenica! (Vivement dimanche!) di Truffaut, basato su The Long Saturday Night (in italiano Morire d'amore o anche Finalmente domenica!). E poi, molto hard-boiled, molti romanzi, molti film.
Uno dei romanzi più apprezzati di Williams è Hell Hath No Fury, del 1953 (noto ultimamente anche come Hot Spot, dal titolo del film di Dennis Hopper che ne è stato tratto nel 1990). Il titolo originale deriva da un verso di William Congreve citato in modo impreciso. Nella tragedia The Mourning Bride (1697) di Congreve compare questo distico:

Heav'n has no rage like love to hatred turn'd 
Nor Hell a fury, like a woman scorn'd.
(Una traduzione di servizio può essere più o meno: “Il cielo non conosce ira quale un amore mutato in odio / né l'inferno furia quale una donna disdegnata”). Quindi il titolo del romanzo di Williams, a volerlo tradurre “letteralmente”, sarebbe qualcosa come L'inferno non conosce furia... o simili, o magari tutt'altro.
Be', la traduzione italiana classica del romanzo (la cui prima edizione fu, credo, pubblicata nel 1967 da Longanesi) è intitolata L'inferno non ha fretta. Fraintendere “furia” per “fretta” è un toscanismo delizioso, in effetti. (Non che il più recente titolo Il posto caldo, per via del film, migliori molto la situazione.)


Precedenti “Traduttori traditori”: uno, due, tre

lunedì 28 novembre 2011

Traduttori traditori III

Rinverdisco dopo tanto tempo (vedi la prima e la seconda puntata) la rubrichetta di segnalazione di errori di traduzione (e, sì, “traduttore traditore” è un modo di dire idiota; e, sì, non sono i singoli errori la cosa importante, chiunque può avere una svista; e, sì, ci si diverte con poco).

Questo lo apprendo dal grande musicologo Roman Vlad e da Strawinsky, il suo libro su Igor Stravinskij. La grafia adottata da Vlad nel titolo è quella alla tedesca, preferita dalla famiglia del compositore russo. Considerando poi che il nostro era di origini polacco-lituane (Strawiński) e che visse successivamente in Francia e negli Stati Uniti, la questione della grafia del suo nome, a cominciare da come lo scriveva egli stesso, merita un'appendice apposita nel libro di Vlad.
Gli Strawiński furono una famiglia illustre, cui appartennero personaggi storici nella storia polacca. Il compositore stesso, nel libro-intervista Expositions and Developments, raccontò le ricerche genealogiche svolte in merito. A un certo punto ricorda che un suo lontano parente, “Stanislav, fu famoso nel XVIII secolo quale membro della Confederazione di Bar che organizzò il fallito rapimento di Stanislao Augusto”.
In una nota Vlad spiega che la Bar da cui prese nome questa confederazione era una città della Podolia, oggi in Ucraina, che a sua volta fu chiamata così in onore della regina polacca Bona Sforza, sposa di Sigismondo I e originaria di Bari.
Ma - e finalmente vengo al punto - Vlad segnala anche di essersi discostato dalla traduzione italiana di Expositions and Developments perché “non è scevra di qualche imprecisione e soprattutto di un curioso errore per cui i «Bar confederates» di cui parla Stravinsky alla p. 49 di Expositions [...] diventano «i congiurati dell'Ordine degli avvocati»”.

domenica 27 novembre 2011

Pignolerie al quadrato II

Già a suo tempo s'era parlato della parola pignuolo (o pignolo) in sé, e un nuovo acquisto - uno Zingarelli del 1948 - mi insegna nuove cose in proposito. Pignuolo vi è definito prima di tutto come pinolo (ossia pinocchio), poi come Sorta di uva nera nel mil[anese], e del vino, e infine, con senso “scherzoso”, come Superiore seccatore, tra i soldati.
Oibò, non parla di noi, e confermerebbe - si veda il vecchio post - l'origine relativemente recente del significato di “pedante”.

lunedì 14 novembre 2011

Cavializzare?

Due righe, così non mi si può rimproverare di essere il blogger più pigro del mondo (o meglio: così mi si può rimproverare di esserlo, ché se non scrivo mai perdo proprio l'attributo di blogger).

Per vie traverse, oggi ho imparato una bella parola francese che ignoravo: caviarder. Significa “eliminare alcuni passi da un testo”, per lo più per motivi di censura o di “correttezza politica”. Si riferisce in origine concretamente all'operato della censura, che copre alcune parole con rettangolini neri, dando al foglio un aspetto simile a quello che avrebbe se fosse cosparso di caviale, cioè appunto caviar.