sabato 31 dicembre 2011

martedì 29 novembre 2011

Traduttori traditori IV

Questo invece è quasi un classico, e ne devo la conoscenza all'accademico Giovanni S.

Charles Williams è uno dei più grandi autori di quel genere che oggi si tende a chiamare noir.
Uno dei motivi per cui Williams potrebbe essere vagamente presente anche a chi non frequenta molto la letteratura di genere sono i numerosi film ispirati a suoi romanzi, tra cui Ore 10: calma piatta (Dead Calm), tratto appunto da Dead Calm, ma soprattutto Finalmente domenica! (Vivement dimanche!) di Truffaut, basato su The Long Saturday Night (in italiano Morire d'amore o anche Finalmente domenica!). E poi, molto hard-boiled, molti romanzi, molti film.
Uno dei romanzi più apprezzati di Williams è Hell Hath No Fury, del 1953 (noto ultimamente anche come Hot Spot, dal titolo del film di Dennis Hopper che ne è stato tratto nel 1990). Il titolo originale deriva da un verso di William Congreve citato in modo impreciso. Nella tragedia The Mourning Bride (1697) di Congreve compare questo distico:

Heav'n has no rage like love to hatred turn'd 
Nor Hell a fury, like a woman scorn'd.
(Una traduzione di servizio può essere più o meno: “Il cielo non conosce ira quale un amore mutato in odio / né l'inferno furia quale una donna disdegnata”). Quindi il titolo del romanzo di Williams, a volerlo tradurre “letteralmente”, sarebbe qualcosa come L'inferno non conosce furia... o simili, o magari tutt'altro.
Be', la traduzione italiana classica del romanzo (la cui prima edizione fu, credo, pubblicata nel 1967 da Longanesi) è intitolata L'inferno non ha fretta. Fraintendere “furia” per “fretta” è un toscanismo delizioso, in effetti. (Non che il più recente titolo Il posto caldo, per via del film, migliori molto la situazione.)


Precedenti “Traduttori traditori”: uno, due, tre

lunedì 28 novembre 2011

Traduttori traditori III

Rinverdisco dopo tanto tempo (vedi la prima e la seconda puntata) la rubrichetta di segnalazione di errori di traduzione (e, sì, “traduttore traditore” è un modo di dire idiota; e, sì, non sono i singoli errori la cosa importante, chiunque può avere una svista; e, sì, ci si diverte con poco).

Questo lo apprendo dal grande musicologo Roman Vlad e da Strawinsky, il suo libro su Igor Stravinskij. La grafia adottata da Vlad nel titolo è quella alla tedesca, preferita dalla famiglia del compositore russo. Considerando poi che il nostro era di origini polacco-lituane (Strawiński) e che visse successivamente in Francia e negli Stati Uniti, la questione della grafia del suo nome, a cominciare da come lo scriveva egli stesso, merita un'appendice apposita nel libro di Vlad.
Gli Strawiński furono una famiglia illustre, cui appartennero personaggi storici nella storia polacca. Il compositore stesso, nel libro-intervista Expositions and Developments, raccontò le ricerche genealogiche svolte in merito. A un certo punto ricorda che un suo lontano parente, “Stanislav, fu famoso nel XVIII secolo quale membro della Confederazione di Bar che organizzò il fallito rapimento di Stanislao Augusto”.
In una nota Vlad spiega che la Bar da cui prese nome questa confederazione era una città della Podolia, oggi in Ucraina, che a sua volta fu chiamata così in onore della regina polacca Bona Sforza, sposa di Sigismondo I e originaria di Bari.
Ma - e finalmente vengo al punto - Vlad segnala anche di essersi discostato dalla traduzione italiana di Expositions and Developments perché “non è scevra di qualche imprecisione e soprattutto di un curioso errore per cui i «Bar confederates» di cui parla Stravinsky alla p. 49 di Expositions [...] diventano «i congiurati dell'Ordine degli avvocati»”.

domenica 27 novembre 2011

Pignolerie al quadrato II

Già a suo tempo s'era parlato della parola pignuolo (o pignolo) in sé, e un nuovo acquisto - uno Zingarelli del 1948 - mi insegna nuove cose in proposito. Pignuolo vi è definito prima di tutto come pinolo (ossia pinocchio), poi come Sorta di uva nera nel mil[anese], e del vino, e infine, con senso “scherzoso”, come Superiore seccatore, tra i soldati.
Oibò, non parla di noi, e confermerebbe - si veda il vecchio post - l'origine relativemente recente del significato di “pedante”.

lunedì 14 novembre 2011

Cavializzare?

Due righe, così non mi si può rimproverare di essere il blogger più pigro del mondo (o meglio: così mi si può rimproverare di esserlo, ché se non scrivo mai perdo proprio l'attributo di blogger).

Per vie traverse, oggi ho imparato una bella parola francese che ignoravo: caviarder. Significa “eliminare alcuni passi da un testo”, per lo più per motivi di censura o di “correttezza politica”. Si riferisce in origine concretamente all'operato della censura, che copre alcune parole con rettangolini neri, dando al foglio un aspetto simile a quello che avrebbe se fosse cosparso di caviale, cioè appunto caviar.

giovedì 29 settembre 2011

999 Momenti Imbarazzanti

Per chi usa Facebook (ma in realtà credo che l'accesso a questa pagina sia aperto a tutti), mi sono imbattuto in questa serie di strisce alcune delle quali sono molto divertenti: 999 Momenti Imbarazzanti. E dove entra la pignoleria? La pignoleria, ovviamente, è negli occhi di chi guarda, come la bellezza, e qui l'interesse pignuolo sarà risvegliato in particolare dalla striscia 218, intitolata “Scoprire di aver sempre detto una parola in modo sbagliato”:



...ma più ancora dai suoi commenti (bisogna cliccare per vedere anche i commenti precedenti agli ultimi 50). Molti, divertiti dalla striscia, ricordano propri o altrui solecismi (“pultroppo” per “purtroppo” sembra il più gettonato, seguito a distanza da  “tappare le ali”, da “imbocca al lupo”, “cortello”, “salciccia” - ma alcuni di questi mi paiono più usi regionali - e da numerosi hapax). Non mancano vari esempi di suddivisioni erronee, come “lo spizio” o “l'amantide” (ma d'altronde questo è un meccanismo che ha portato storicamente alla formazione di non pochi vocaboli, come “lastrico”, in cui l'articolo si è agglutinato al latino medievale astracum, a sua volta dal greco óstrakon; un esempio in inglese è an eke name, “un nome aggiuntivo”, da cui è derivato a nickname).

Ma il pignuolo non privo di cinismo si soffermerà soprattutto sui doppi errori dei commentatori di questa striscia, come la persona che ci spiega: «E' 'coluttorio, non 'colluttorio'» o gli indecifrabili appunti «il laschi... invece di l' aschi ahahah» (e qui l'umile accademico congettura che ci si riferisca agli husky) e «oppure breska invece di berska» (un riferimento alla Bershka, forse?).

venerdì 9 settembre 2011

Pontefici prossimi venturi

Il nume tutelare dei pignuoli cacciatori di baggianate non si dimentica di me un solo istante:



mercoledì 7 settembre 2011

Il disaccordo non è un ostacolo

“Il disaccordo non è un ostacolo che impedisce l'argomentazione, anzi può essere proprio il punto di partenza di una buona discussione che mira alla risoluzione verbale del disaccordo, se possibile, o a una migliore comprensione degli opposti punti di vista e delle ragioni del contrasto.”

Dovrebbe essere un'ovvietà, ma visto che a quanto pare non è così, me la appunto.
   È solo una tra le tante considerazioni sagge che leggo nel bel libro E qui casca l'asino di Paola Cantù (Bollati Boringhieri, 2011, 177 pagg., 15 euro), dal sottotitolo “Errori di ragionamento nel dibattito pubblico”. E quando dico “bel libro”, lo intendo nel senso tecnico di “libro pieno di sostanza e anche piacevole da leggere”, ricco di esempi dalla Fallaci (nomen omen) a Habermas, da Grillo a Ronchey.


E tornando al disaccordo come punto di partenza - cullandosi nell'idea utopica che possa veramente essere così, se non nella politica in grande, per lo meno in discussioni più in buona fede  - tra quelli che stanno cercando di mettere in pratica questo concetto, ci sono i miei amici di Vilfredo Goes to Athens. E quando dico “mettere in pratica”, lo intendo nel senso tecnico di “allestire un sito web in cui è possibile impostare discussioni, esprimere le rispettive opinioni e vedere se si riesce a farle convergere verso posizioni accettabili per tutti”.


[Il tag erori, per una volta, non si riferisce a qualche erore specifico, ma a un libro sano che è volutamente pieno di errori e fallacie perché li studia e classifica con cura e quasi con affetto.]

giovedì 18 agosto 2011

Antonomasie

Google translate ha reinventato da solo la figura retorica dell'antonomasia.

Se si prendono le parole tedesche “die Bekanntmachung des Reaktorunfalls” - cioè “l'annuncio dell'incidente al reattore” - e gliele si fa tradurre in italiano (ma la cosa funziona anche con altre lingue d'arrivo), il risultato è:

L'annuncio della catastrofe di Chernobyl




giovedì 14 luglio 2011

mercoledì 13 luglio 2011

Piattezza

Leggo solo oggi, sul Tuttolibri di sabato 2 luglio, una “scheda” su un nuova edizione di Flatlandia di Abbott.
Non offenderò i miei 2,5 lettori ricordando loro che, sotto le vesti di una storia i cui personaggi principali sono poligoni bidimensionali, si tratta - oltre che di un divertissement godibile di per sé - di una satira della società vittoriana, con la sua rigida divisione in classi (che qui corrisponde alla diversa considerazione di cui godono poligoni con numeri di lati diversi) e il suo sessismo (in Flatlandia le donne sono segmenti unidimensionali, e quindi con il numero minimo possibile di lati, e per giunta obbligate per legge a ancheggiare, altrimenti da davanti sarebbero quasi invisibili e pericolosissime).
Bene: la persona che ha curato queste schede deve essere vittima di un po' di confusione e di una buona dose di avversione per la matematica, perché secondo lei Flatlandia è “una sintesi in chiave satirica di come l'arido mondo matematico possa essere capovolto grazie all'introduzione di un elemento umano. Un'allegoria divertente contro i dogmi matematici e un materialismo spinto alle conseguenze estreme”.
Non so voi, ma a me sembra analogo a dire che la Commedia di Dante è una satira contro gli enormi buchi conici nel terreno...

martedì 5 luglio 2011

I Am Hyperspace, and So Can You

Quelli tra i miei 2,5 lettori che conoscono il mio amico Davide Castelvecchi sapranno anche che, in qualità di redattore di Scientific American, ha cominciato a tenere una rubrica-blog di matematica divulgativa, “Degrees of Freedom”.

Chi non lo conosce, sappia che è un tipo in gamba che, dopo essersi laureato in matematica (come me, alla Sapienza) e aver preso un PhD, sempre in matematica, è diventato un apprezzato giornalista scientifico. E ora, andate a leggerlo!

domenica 19 giugno 2011

Insolito, morboso, feroce

Avete presente il libro di divulgazione matematica perduto, a cui hanno collaborato Scerbanenco, Fruttero e Lucentini? L'ho trovato!

Cercando lumi su un libro di F&L che non conosco, Breve storia delle vacanze, mi sono imbattuto in una libreria in rete che lo ha in inventario (anche se in realtà il libro non è disponibile).

Un pasticcio in qualche database di dati bibliografici ha avuto un esito felice, perché la descrizione del libro, qui e altrove, risulta:
“Dalla Bibbia al Club Méditerranée, un erudito e divertente excursus sugli usi e costumi vacanzieri dell'umanità. Newton (o forse di Euclide), non sembra ammettere al suo interno né ricerca, né progresso. Scopo dichiarato di Keith Devlin è sfatare questo luogo comune, mostrando al pubblico dei non specialisti in quali direzioni si sia mossa la ricerca matematica negli ultimi decenni. studenti sono già passati per il riformatorio, o vengono da famiglie difficili. A risolvere il caso, sarà Duca Lamberti, medico e investigatore, alle prese questa volta con un ambiente insolito, morboso, feroce. divertimento collettivo.”

Per finire, una vera frase di F&L appunto dal libro sulle vacanze:
“Se non puoi fare le vacanze ad Atlantide, tanto vale che te ne resti ai giardinetti della stazione a contemplare sparse bucce d’anguria.”

martedì 10 maggio 2011

Hawking o chi per lui

Piero Bianucci, che è un bravo divulgatore scientifico, prende un piccola cantonata (non scientifica) sul TuttoLibri di sabato scorso (7 maggio, pag. IX). Parlando di Il Grande Disegno, l'edizione italiana di The Grand Design di Stephen Hawking e Leonard Mlodinow, dice: “Stephen Hawking, genio leggendario da trent'anni inchiodato su una carrozzina, per Il Grande Disegno [...] ha scelto come sottotitolo «Perché non serve Dio per spiegare l'universo»”, passando poi a spiegare per sommi capi questa tesi e il concetto di vuoto quantistico.
Ho guardato con attenzione la mia copia in inglese, e l'unica cosa che somiglia a un sottotitolo è in copertina (sul frontespizio non compare) ed è “New answers to the ultimate questions of life”. Ora, a meno che Hawking non abbia dato indicazioni specifiche per l'edizione italiana, il merito o demerito di questo sottotitolo è della Mondadori. (Ciò non toglie che il concetto è hawkinghiano: “It is not necessary to invoke God to light the blue touch paper and set the universe going”)
È un piccolo esempio di quella illusione ottica, spesso lamentata da noi traduttori, che porta molti recensori e lettori a comportarsi come se tutti i libri nascessero in italiano (e infatti nella recensione di Bianucci non sono menzionati i traduttori dei libri di cui si parla).

lunedì 9 maggio 2011

Casi paologici

Con molto piacere segnalo Casi paologici, il blog dedicato a “Fatti, idee e situazioni più o meno paradossali” curato dal mio amico Paolo Gangemi.
Conoscendolo, sono sicuro che spesso ospiterà osservazioni di interesse pignuolo: comincio con il segnalare un paradosso stradale romano.

giovedì 24 marzo 2011

Centrali di prima generazione?

Vedo da più parti (fra cui il sito del Senato) che il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, si sarebbe espresso sulla “necessità di una pausa di riflessione per valutare la sicurezza delle centrali di prima generazione anche se noi abbiamo comunque ribadito la scelta nucleare che rimane sullo sfondo delle nostre azioni”.
Di che sta parlando? I reattori (non “centrali”) di “prima generazione” sono solo quelli storici, come quello di Fermi del 1942 e altri prototipi. I primi reattori usati commercialmente furono già quasi tutti almeno di seconda generazione. Sicuramente non sono di prima generazione i reattori delle centrali di Fukushima, ma neppure quelli di Chernobyl o di Three Mile Island.
La cosa mi dà da pensare: sarebbe come se il ministro dei trasporti pensasse che le automobili sono trainate dai cavalli...

lunedì 7 marzo 2011

Vesti come il papa

Visto che ultimamente, tra mancanza di tempo e altro, sto ritrascurando il blog, per non ibernarlo del tutto, ecco qui How to Dress for Every Occasion by the Pope, da quelli di McSweeney, che pubblicano libri curiosi e soprattutto l'omonima rivista, che ha una veste diversa (e anche una forma e un materiale diverso) in ogni numero.

martedì 1 febbraio 2011

Chi cerca trova

Le statistiche di Blogger, il servizio che ospita questo blog (e che è della Google), mi dicono tra l'altro, per chi è arrivato qui cercando qualcosa appunto su Google, quale ricerca ce l'ha portato. Tra le più ricorrenti, non sorprendentemente, ci sono il mio nome e il nome del mio blog, ma talvolta la gente finisce qui anche cercando notizie su Gödel oppure su qualche parola o locuzione come il famoso “socchiudere”.
Ma una delle ricerche più curiose, ultimamente, è stata “dimostrare molti anni di meno”.
Già immaginavo che i potenti algoritmi di analisi di Google fossero così eccellenti da identificare l'aspetto giovanile di chi vi scrive. Ahimé, la spiegazione è molto più banale, e riguarda anch'essa il post su Gödel:
“risale a molti anni prima - si trova anche una dimostrazione, ... Per molti filosofi si tratta semplicemente della copula di un giudizio, ... possibile circoscrivere in termini umani l'essenza di un dio e tanto meno, ...”

lunedì 31 gennaio 2011

Trasudate superiorità!

Lo so che è fin troppo facile sghignazzare dell'italiano mal tradotto dei messaggi di spam, ma ciò non toglie che a volte sia divertente:


Scopri l'avvantaggi di comrare i tuoi cronometri da noi – paga meno e vinci il look lussuoso

Non c'e bisogno di spiegare chei cronometri ella qualita sono il modo migliore per attirare l'attenzione e conquistare il rispetto. E qualcosa che tu sicuramente meriti. Per molti anni cronomeri svizzeri sono stati riconosciuti come i piu durevoli, accurati ed eleganti, i piu belli al mondo. Sono superiori, e il loro proprietario trasuda aria di superiorita e di ricchezza – ora questo si puo essere anche tu, e non c'e bisogno di pagare il denaro enorme per avere questa possibilita!



domenica 30 gennaio 2011

Se mi dessero un euro per ogni volta che mi imbatto in qualcuno che confonde un'unità di misura con un'altra - qualcuno che viene pagato per occuparsene e scriverne - farei tante belle spese, e magari organizzerei un corso di fisica elementare per giornalisti e pubblicitari.

L'ultimo caso su cui m'è caduto l'occhio è un articolo molto accorato ma poco accurato, ahimé sul manifesto (29.1.'11, pag. 16), a firma di Nicola Cipolla. All'interno, anzi all'inizio, di un articolo non privo di interesse sulle difficoltà e speranze dell'uso dell'energia solare in Italia, fornisce alcuni dati sull'incremento della potenza fotovoltaica installata.
E per chiarirci le idee sulla potenza, ci spiega che “basta ricordare che 1.000 Mw di energia rinnovabile equivalgono a 600 mila tep (tonnellate equivalenti petrolio)”.
Ora:
  • a parte che il simbolo del megawatt è MW, e non Mw (ma questo potrebbe essere un problema puramente tipografico);
  • a parte che il MW è un'unità di potenza e non di energia (ma questo potrebbe essere un solo modo sciatto di esprimersi, se non fosse per quello che viene dopo);
  • a parte che l'energia rinnovabile non è diversa, come grandezza fisica, dall'energia ottenuta bruciando una carcassa di dinosauro o la Gioconda (ma non è la prima volta che incontro simili balzane distinzioni);
  • a parte che “equivalente” è un termine sempre ambiguo, e in particolare quando si stanno facendo conti precisi, numeri alla mano (è uguale a? ha lo stesso impatto di? ha lo stesso costo di? ...);
  • a parte che la conversione tra tep e altre grandezze fisiche non è universale, ma diversa a seconda di come decide di procedere l'ente o la società che calcola la conversione, e cioè a seconda del fattore di efficienza adottato per la trasformazione tra energia termica e energia elettrica;
a parte tutto questo, il watt è un'unità di misura della potenza, mentre il tep è un'unità di energia, e la potenza e l'energia sono due grandezze fisiche diverse. Non è possibile confrontarle. Sarebbe come dire che la velocità di una certa automobile è equivalente alla distanza tra Roma e Firenze. Se proprio si vuole fare un discorso del genere, bisogna parlare di tempo da qualche parte (“con questa macchina si può andare da Roma a Firenze in due ore...”).
Detto ciò, che intendeva quell'articolo? Stava forse sottintendendo da qualche parte “...all'anno” o “al giorno” o qualcosa del genere?
Sono genuinamente perplesso.
Usando il più recente fattore di conversione adottato dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas, e cioè 1 kWh = 0,187 × 10-3 tep (uno tra i vari fattori menzionati già solo in quel singolo documento di quella singola autorità), troviamo che 600.000 tep sono pari a circa 3200 GWh. Sono pari quindi a 1000 MW (la potenza di cui si parlava nell'articolo) erogati per 3200 ore, cioè circa 133 giorni. E quindi? Nicola, che volevi dire?

lunedì 10 gennaio 2011

Trovo citata in un libro (italiano) questa frase attribuita ad Alan Turing:

Il ragionamento matematico può essere schematicamente considerato come l'esercizio della combinazione di due caratteristiche, che possiamo chiamare intuizione e ingenuità.

Se si ha presente un certo falso amico inglese molto ricorrente, questa frase suona subito sospetta (anche se è affascinante il concetto che una certa naïveté aiuti a essere un buon matematico). Una rapida ricerca mi conferma che quella “ingenuità” era in originale una “ingenuity”, cioè “ingegnosità”. Ahimè, questa volta è stato ingenuo chi ha tradotto.

Per la cronaca, la frase originale era:

Mathematical reasoning may be regarded rather schematically as the exercise of a combination of two facilities, which we may call intuition and ingenuity.

giovedì 6 gennaio 2011

Andrà meglio la prossima volt

Questo viene da un volantino in cui un museo didattico per ragazzi si vanta dei propri pannelli solari; il volantino è firmato dalla ditta che cura l'impianto. E fin qui va tutto bene.


Una struttura che si occupa di divulgazione e una società che si occupa di energia, congiuntamente, scrivono che il volt è “l'unità di misura dell'energia elettrica”?