domenica 25 ottobre 2009

Il Corriere e i giochi

Qualche giorno fa, giovedì 22 ottobre, era allegato al Corriere della Sera il “Corriere Giochi”, un supplemento sui giochi d'azzardo.

Per fortuna non c'era neppure bisogno di leggerne una frase per capire il messaggio che il supplemento voleva trasmettere. Bastava notare che quasi una pagina su due conteneva pubblicità: Snai, Sisal, Superenalotto, Lottomatica, “gratta e vinci”, siti di poker, casinò... (per la precisione, 10 pagine su 24, spesso a pagina intera).

Volendo comunque approfondire, ci si imbatte subito, in un pezzo di apertura a firma di Stefano Righi, nell'esortazione a “liberarsi di una visione prevenuta e perbenistica” circa il gioco. (Notare che si parla sempre di “giochi” tout court, come se si parlasse di nascondino e dama.)

Una delle cose che colpisce negli articoli - altrettanto obiettivi - su vari giochi che vanno per la maggiore è che si danno ogni tanto le probabilità di vincita, ma senza confrontarle con le vincite corrispondenti (il che permetterebbe per lo meno di calcolare il valore atteso della vincita). Certo, qualche volta fa piacere vincere comunque qualcosa, fosse anche un pupazzetto alla pesca della sagra di paese, ma qui il discorso fa finta di essere scientifico e di confrontare oggettivamente varie possibilità. In realtà in questo supplemento si esalta soprattutto il “comparto”, l'“industria”, il “settore”...

Per concludere, ma nel supplemento è posta all'inizio, conferisco il premio Citazione fuori contesto dell'anno a: “Perché mai il gioco dovrebbe essere qualcosa di peggio di qualsiasi altro modo di guadagnare del denaro, per esempio del commercio?” (Dostoevskij, Il giocatore).

martedì 14 luglio 2009

Dall'Alaska

Per quelli tra i miei 2,5 lettori che non la conoscessero, ecco una perla di Palin-dromo:

All I saw: Wasilla.

Me l'ha detto (la pagina web di) Donald Knuth.



P.S. Ceterum, per quel che conta, la penso come Paolo Attivissimo.

giovedì 9 luglio 2009

Fresco o frescone?

Il quotidiano gratuito romano che ci ha già offerto altre perle pubblica oggi una foto che ritrae uno striscione esposto da alcuni attivisti ambientalisti:
“KEEP THE CLIMATE COOL”.
Secondo i genii del giornale, che a quanto pare sono molto ferrati sia in inglese che in problemi ambientali, significa “Fermate il clima freddo”...

sabato 27 giugno 2009

Beware!

Davanti ai tavolini di uno dei bar del piano sotterraneo della stazione Termini fa bella mostra di sé già da molti giorni questo cartello:



In caso non si legga bene, dice: “ATTENZIONE AL PAVIMENTO”.

Che fa 'sto pavimento? È bagnato? È sconnesso? Si apre all'improvviso e lascia cadere il malcapitato in un fossato pieno di coccodrilli? Non ha una vera esistenza fisica e si dissolve quando uno smette di crederci?

mercoledì 17 giugno 2009

Tre centrali al mese

Leggo, su Metro (edizione di Roma) di ieri[1], un'affermazione attribuita a Jeremy Rifkin a proposito dell'utilità delle centrali nucleari:
Perché il nucleare abbia un impatto positivo sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per 60 anni, per avere il 20% di energia. C'è qualche sano di mente che lo vuole?
Il primo problema è che, come tutte le domande retoriche non a prova di bomba, può essere facilemente disinnescata con un “sì” (non sto dicendo che io personalmente risponderei affermativamente, ma solo che ci sono innumerevoli persone sane di mente che, per motivi più o meno condivisibili, sarebbero d'accordo).

Poi, il modo di esporre i dati è molto poco chiaro e facilmente incline a trarre in inganno: suona più come un classico problema “se sette uomini impiegano nove giorni a scavare una buca di cinque metri...” che non come l'esposizione di un dato su cui ragionare (e infatti è una frase per convincere, quasi uno slogan, non un'argomentazione). Seppure, sarebbe stato meglio semplificare un po' di fattori comuni e dire “una centrale ogni dieci giorni per 60 anni”, o “una centrale al giorno per sei anni”.

Ancora: si sa che quando si ha a che fare con numeri relativamente grandi, descriverli in un modo o in un altro cambia radicalmente le cose, a seconda che se ne voglia sottolineare la grandezza oppure mostrare il fatto che tutto sommato non sono poi così smisurati. Per esempio, gli abitanti della Terra, circa sei miliardi, se fossero messi l'uno sulla testa dell'altro formerebbero una smisurata colonna umana lunga 25 volte la distanza media tra la Terra e la luna o, se sdraiati, si avvolgerebbero 250 volte attorno all'equatore. D'altronde, se a ogni uomo, donna e bambino, lattanti inclusi, si assegnasse un appartamentino del volume di 100 metri cubi, staremmo tutti comodamente in un angolino neanche tanto grande del Grand Canyon (ci servirebbero circa 600 km3 e il Grand Canyon ha un volume dell'ordine di 4000 km3). Quindi esporre un dato in forma “lineare” (costruiamo una centrale dopo l'altra per decenni...) lo ingigantisce, esporlo in modo più aggregato (le costruiamo tutte simultaneamente in pochi anni..) lo minimizza.

Ma soprattutto, quei dati sono sbagliati di almeno un ordine di grandezza. Eccedere nei grassetti è male e me ne scuso, ma dopo la propaganda fatta insultando e zittendo l'interlocutore, la seconda - o la prima? - più grave è quella fatta non solo dando dati parziali, privi di fonte, esposti in modo capzioso, ma del tutto falsi. Si dà l'illusione di essere sereni e razionali, di offrire ragionamenti documentati nonché il modo per verificarli, e invece si sta prendendo in giro.[2]

Quante centrali sarebbero necessarie per soddisfare l'intero fabbisogno energetico elettrico del pianeta? Lì si parla del “20% di energia”, e quindi moltiplichiamo tutto per cinque. Bisognerebbe costruirne 3 ogni 30 giorni per 300 anni, ossia una ogni dieci giorni per 300 anni, ossia una al giorno per 30 anni, e quindi circa 10.000. Già “diecimila”, volendo, è un numero meno spaventoso del fantasma di qualcosa che si trascina giorno dopo giorno per vari decenni. Dopotutto stiamo parlando di un intero pianeta.

Ma non finisce qui. La produzione complessiva di energia elettrica nel 2000 è stata di 14.618 TWh, corrispondente a centrali elettriche per una potenza complessiva di 1.670.000 MW che funzionino ininterrottamente[3] (in realtà la potenza installata è circa il doppio, e le centrali di vario tipo per diversi motivi non funzionano sempre a pieno regime: c'è un surplus locale di elettricità, non c'è il sole o il vento, e così via).

I reattori EPR, che fanno parte di quelli cosiddetti di III generazione, come quelli che piacciono a certe persone importanti in Francia e in Italia, avranno una potenza di circa 1650 MW (come quello in costruzione a Flamanville[4]; in media i reattori in funzione in Francia, per fare un esempio vicino, hanno una potenza di poco più di 1000 MW[5]).

E poi, che vuol dire “centrale”? Molte hanno più di un reattore.

Il risultato è che il numero di reattori complessivi per coprire l'intero fabbisogno planetario è più vicino a mille! (E quindi forse trecento centrali, se hanno tre reattori ognuna, come è in media in Francia.) Ci sono solo uno o due ordini di grandezza di errore. Poteva andare peggio...[6]

Naturalmente il mio è solo un conto grossolano, fatto con l'accetta, per vedere gli ordini di grandezza, ignorando da una parte i problemi legati alla distribuzione, allo smaltimento delle scorie etc. e dall'altro tutte le alternative, di ambito più limitato ma con ben altri pregi.

E serve che dica che se S.B. e N.S. sono d'accordo su qualcosa, è il momento buono per cominciare a essere scettici su quel qualcosa, fosse anche la Venere di Botticelli?


[1] Citazione in un riquadro di Viviana Spinella, Rifkin ai Grandi “Terra agli sgoccioli”, Metro Roma, 16 giugno 2009, pag.3. In teoria è reperibile in rete, ma il server è lento e il file è ingombrante e non leggibile da alcuni programmi.

[2] Ora il dio dei pignuoli si vendicherà di me tempestando di errori questi miei conti, ovviamente. Speriamo bene...

[3] Paul Breeze, “Power Generation Technologies”, Elsevier, 2005, pag.5.

[4] Pieghevole dell'EdF sulla centrale di Flamanville

[5] Pagina dell'EdF sulle centrali nucleari francesi

[6] Come ai giornalisti inglesi che, riportando le istanze delle case discografiche, hanno moltiplicato per mille le cifre già discutibili e presumibilmente manipolate sulle presunte perdite dovute agli scaricamenti “illegali”, come spiega bene Ben Goldacre nella sua rubrica sul
Guardian e nel suo blog Bad Science.

venerdì 29 maggio 2009

Parente del Re Tentenna?

Il catalogo in rete delle Poste, che come si sa vendono anche articoli di vario genere per corrispondenza, nelle pagine dedicate al collezionismo (che significa occhiali della Ferrari, bacheche per sorpresine Kinder, medagliette della madonna) offre tra l'altro un antoniniano d'argento, una moneta del tardo impero romano...

...introdotta da “Caracolla”. L'impero doveva essere già traballante...

lunedì 18 maggio 2009

Traduttori traditori II

Come mi ripromettevo in “Traduttori traditori I”, si dice il peccato ma non il peccatore, e quindi ecco qualche svista che ho colto nella traduzione di un libro letto di recente, e che rimarrà non menzionato (dato che, ricordo, l'intenzione non è di mettere qualcuno alla berlina, ma di segnalare qualcosa che può essere utile, o almeno dilettevole).
Nel complesso è tradotto bene, a parte qualche piccolo calco di quelli che scappano facilmente traducendo, come in questo caso, dall'inglese (aggettivi prima del nome anche quando suonerebbero meglio dopo; “sapienza convenzionale” per conventional wisdom...).
In più c'è un paio di errori oggettivi, in genere riguardanti termini relativi a Internet o al linguaggio scientifico.

Parlando di siti per fare conoscenze si menziona il “sito web MySpace-style", come se fosse il nome di un sito, o quanto meno un modo per designarlo. Io avrei detto qualcosa come “il sito web simile a MySpace” o eventualmente “in stile MySpace”.

Questo è in un certo senso il più serio. Vengono menzionati a un certo punto fantomatici “automatismi cellulari”, dove dal contesto sono certo che si parlasse di “automi cellulari”. Forse chi ha tradotto, non avendo presente il concetto, ha semplicemente letto male cellular automaton inserendoci mentalmente una i e facendone un'automation?

Infine, uno scienziato descrive gli effetti fisici di un impatto tra un'automobile e un pedone, commentando il fatto che il corpo umano non è fatto per muoversi a velocità superiori a una trentina di chilometri all'ora, e parla di “essere colpiti da auto pesanti una tonnellata alla velocità di novantacinque chilometri all'ora (un impeto notevole)”. In quell'“impeto”, soprattutto dato il contesto scientifico, io leggo un momentum, cioè una “quantità di moto”.

martedì 12 maggio 2009

Asspeta e sperra...

Lo so, sghignazzare sullo spam e sul phishing, quando si mostra ingenuo e sgrammaticato, è fin troppo facile, così come chiedersi come sia mai possibile che qualcuno ci caschi. Comunque, a volte superano sé stessi: forse qualche loro ricerca di mercato ha mostrato che uno stile insensato turba e affascina come lo sguardo del serpente che sta per sbranarti?

Buongiorno Signori,
I nostri sondaggi hanno mostrato che 140 delle persone della Sua occupazione non sono contente delle proprie paghe mensili e desiderano aumentarle.
[...]
Devo avvisarLa che la risposta potra seguire dopo qualche giorno per l`intasamento dei nostri server di posta, ma stia sicuro che la Sua lettera sara letta e otterra risposta.
Asspetiamo con impazianza la Sua risposta

(Grassetto nel testo, e il tutto è ovviamnte sic, visto che è copiato e incollato.)

domenica 10 maggio 2009

Cacologismi 2


Forse co-costruzione non è proprio un cacologismo, ma quanto meno un “dubbiologismo”, visto che già costruire presenta il prefisso co-...

venerdì 8 maggio 2009

Cacologismi


Questo cartello troneggia su un cantiere di Roma, vicino all'ingresso di Villa Borghese dalla parte di piazzale Flaminio. Efficientamento è una parola bella? una parola utile? una parola esistente? una parola?
Quanto meno, è una parola improbabile, visto che dovrebbe derivare da un altrettanto improbabile efficientare. Se ne discute, per esempio, qui.
Magari poi ha un significato tecnico che nessuna perifrasi permette di esprimere, e io non lo so.