...il film emoziona poco, per colpa di una sceneggiatura troppo schematica e didattica [...] che fa l'effetto di un teorema spiegato a una classe di principianti: passaggio dopo passaggio si capiscono tutti i nessi logici, ma si perde il gusto dell'intuizione.
L'Accademia de' Pignuoli
Idee e pignolerie assortite
mercoledì 14 gennaio 2026
Ci salveranno i critici cinematografici
venerdì 9 gennaio 2026
Equilibristi della parola
I traduttori di testi scientifici, e indubbiamente anche quelli di varie altre discipline, si trovano non di rado di fronte al problema di come rendere un termine tecnico che non ha ancora un equivalente nella loro lingua. Attualmente questo succede soprattutto quando la lingua di partenza è l'inglese, fertilissima di neologismi. Che fare? Lasciare il termine originale? Usarlo ma italianizzato? Crearne uno completamente nuovo, o magari cavarsela con una perifrasi?
Qualche secolo fa la lingua della ricerca scientifica era il latino, ma il problema per i traduttori era esattamente lo stesso.
Nel 1581 Filippo Pigafetta, discendente del grande navigatore Antonio Pigafetta, tradusse dal latino Le Mechaniche di Guido Ubaldo dei Marchesi del Monte, trattato di meccanica classica, essenzialmente sulle macchine semplici. E appunto anche lui era ben conscio delle difficoltà terminologiche e avvertì il lettore che alcune parole “non si sono potute trasportare commodamente in volgare, per non essere esse anco state accettate in questa lingua, né intese da ognuno”, e di conseguenza “le ho lasciate così latine”.
Una di queste era aequilibrium, che Pigafetta “lasciò così latina”, limitandosi a darle forma italiana: “equilibrio”. E visto che non era un termine chiarissimo, ne spiegò il significato: “Dove si legge questo vocabolo latino Equilibrio, intendasi per eguale contrapeso, cioè che pesa tanto da una banda quanto dall'altra in pari lance, o libra o bilancia che si dica”, richiamandosi all'etimo della parola, che ovviamente deriva da aequus (“uguale”) e libra (“bilancia”)
(In realtà esiste almeno una precedente occorrenza di “equilibrio” in italiano, ma sicuramente non era un termine diffuso, né dal significato ovvio.)
Devo questa perla etimologica alla voce “equilibrio” curata da Alessio Ricci, in Parola per parola. Etimi, storie e usi del lessico, a cura di Giuseppe Antonelli, il Mulino 2025.
giovedì 18 settembre 2025
Come si chiama il narratore della Recherche di Proust?
Elle retrouvait la parole, elle disait : « Mon » ou « Mon chéri », suivis l'un ou l'autre de mon nom de baptême, ce qui, en donnant au narrateur le même prénom qu'à l'auteur de ce livre, eût fait : « Mon Marcel », « Mon chéri Marcel ».
Poi, ritrovata la parola, Albertine diceva: «Mio», oppure «Mio caro», seguiti, l'uno e l'altro, dal mio nome di battesimo, che – se si attribuisse al narratore lo stesso nome dell'autore di questo libro – suonerebbe: «Mio Marcel», «Mio caro Marcel».
Mon chéri et cher Marcel, j'arrive moins vite que ce cycliste dont je voudrais bien prendre la bécane pour être plus tôt près de vous. Comment pouvez-vous croire que je puisse être fâchée et que quelque chose puisse m'amuser autant que d'être avec vous ? Ce sera gentil de sortir tous les deux, ce serait encore plus gentil de ne jamais sortir que tous les deux. Quelles idées vous faites-vous donc ? Quel Marcel ! Quel Marcel ! Toute à vous, ton Albertine.
Mio caro e adorato Marcel, sarò da voi meno in fretta di questo ciclista al quale, per far prima, vorrei tanto rubare la bici. Come potete pensare che io sia seccata, e che qualcosa possa divertirmi quanto starvi vicina? Sarà carino uscire noi due insieme, e sarebbe ancora più carino uscire sempre così. Ma insomma, cosa andate mai a pensare? Che Marcel! Che Marcel! Tutta vostra, la tua Albertine.
venerdì 22 agosto 2025
Un libraio eccezionale
Se non si leggesse bene: si parla dalla libreria Tombolini (a Roma, in via IV Novembre) e si ricorda che “quando la libreria si chiamava ancora Mantegazza, Moravia quindicenne, che con altri giovani la frequentava, fu colpito da un libro in vetrina. Era ‘Una stagione all'inferno’ di Charles Baudelaire, una vera folgorazione per un adolescente in crisi”.
Ora, Mantegazza doveva essere davvero un libraio eccezionale, se aveva una copia di Una stagione all'inferno di Charles Baudelaire...
(A scanso di equivoci, si tratta ovviamente di una svista veniale dell'estensore di questa scheda, e non dice niente sul vero Mantegazza, e tanto meno sulla Tombolini che è una delle poche vere Librerie con la L maiuscola rimaste a Roma.)
venerdì 11 luglio 2025
Chi ha più energia?
M'è capitato, per una qualche associazione di idee, di pormi il seguente problema: quale veicolo ha, al massimo della propria velocità, la maggior energia cinetica?
Sono cose che capita di chiedersi, no? Lo spunto era, durante una conversazione, un confronto tra quanto può far male agli altri un ciclista ubriaco o distratto rispetto a un automobilista nelle stesse condizioni. Il ciclista e la sua bici peseranno qualcosa come 10 volte meno di un'automobile con chi la guida, e andranno a una velocità che può essere anch'essa 10 volte inferiore. Quindi l'energia cinetica del ciclista e della bici sarà qualcosa come un millesimo di quella dell'auto con chi c'è sopra.
Non insulterò i miei 2,5 lettori ricordando loro che l'energia cinetica di un oggetto con massa m e velocità v è data da ½mv². La cosa importante è che l'energia cinetica aumenta linearmente con la massa, ma quadraticamente con la velocità. Cioè, per esempio, un oggetto che ha massa tripla di un altro, a parità di tutto il resto ha anche il triplo dell'energia cinetica. Invece un oggetto che si muove a velocità tripla di un altro, a parità di tutto il resto, ha un'energia cinetica nove volte maggiore.
Quindi, qual è il veicolo con la maggiore energia cinetica? Ce ne sono di grossi e di veloci, tra treni, navi, aerei e altro. Chi vincerà?
Per cominciare proviamo con la Yamato, che ci sta sempre bene. La più grande corazzata di tutti i tempi sembra un buon candidato. Aveva un dislocamento a pieno carico di circa 72.000 tonnellate, e una velocità massima di 27 nodi, cioè circa 50 km/h. Bella grossa ma lentina, si direbbe. Vediamo un po' il risultato.
lunedì 26 maggio 2025
martedì 13 maggio 2025
La zia di Dossena
In una nota alla fine di questa edizione Dossena riporta tra l'altro il testo del risvolto di copertina da lui scritto per le prime due edizioni, che “subì modifiche e tagli redazionali”. È divertente (per il pignuolo) confrontare il testo riportato da Dossena con quello limato dagli editori romani.
Sono state eliminate alcune ripetizioni, evidentemente in nome di quella che il linguista Massimo Palermo chiama “coazione a variare” (nel sottotitolo del suo Tanto per cambiare, dedicato proprio a questo fenomeno). E il bello è che questo succede proprio in una frase in cui la ripetizione era segnalata e chiaramente voluta. Scrive Dossena (corsivi miei per evidenziare la ripetizione quasi anaforica di “forse”):
Alcuni, oggi autori laureati, col tempo e con la paglia diventeranno forse Carneadi, mentre altri, fra i miei oscuri lettori d'oggi e di ieri, entreranno forse nelle antologie scolastiche. Forse non c'è confine tra Poeti e Folla Solitaria. Dico, ripeto «forse» perché non sono il tipo che coltiva pensieri così alti, e forse pensare confonde le idee.
Rielabora l'anonimo redattore (corsivi miei per evidenziare le principali differenze):
Alcuni, oggi autori laureati, col tempo e con la paglia diventeranno forse Carneadi, mentre altri, fra i miei oscuri lettori d'oggi e di ieri, entreranno magari nelle antologie scolastiche. Forse non c'è confine tra Poeti e Folla solitaria. Ripeto «forse» perché non sono il tipo che coltiva pensieri così alti, e poi pensare confonde le idee.
Più che sottolineare esplicitamente il fatto che stava ripetendo, c'è da chiedersi che cos'avrebbe potuto fare, povero Dossena.
L'altra pignoleria è più sottile, una differenza di una singola lettera, che fa pensare che l'anonimo redattore non avesse proprio capito cosa scriveva Dossena e avesse pensato bene di “correggerlo”, piuttosto che sforzarsi di comprendere una parola usata in modo lievemente insolito. Parlando dei giochi che proponeva, Dossena scrive: “Ho riordinato l'anamnesi delle infezioni mentali da me inoculate, con successi a volte epidemici”. Ritenendo i miei 2,5 lettori più svegli di Anonimo Redattore, non spiegherò la metafora, commentando solo che quell'“epidemici” anticipava argutamente la diffusione del concetto e del termine “virale”.
La versione apparsa nelle prime due edizioni capovolgeva quasi il senso, parlando invece di “successi a volte epidermici”...
venerdì 9 maggio 2025
Misuro le ore disuguali su Prisma
Per chi fosse interessato, anche nel numero di maggio 2025 c'è un mio articolo su Prisma Magazine, questa volta sulle meridiane a ore disuguali.
Come era possibile misurare il tempo con una meridiana quando le ore non avevano la stessa lunghezza tutto l'anno ma erano definite come un dodicesimo delle ore di sole, dall'alba al tramonto?
E un mucchio di altra roba interessante, ovviamente.
mercoledì 30 aprile 2025
Salutazione a Venezia
Che cos'hanno di speciale questi versi? La risposta nel primo commento, per chi ha voglia di provare a pensarci.
Te saluto, alma Dea, Dea generosa,
O gloria nostra, o veneta regina!
In procelloso turbine funesto
Tu regnasti secura: mille membra
Intrepida prostrasti in pugna acerba.
Per te miser non fui, per te non gemo,
Vivo in pace per te. Regna, o beata!
Regna in prospera sorte, in pompa augusta,
In perpetuo splendore, in aurea sede.
Tu serena, tu placida, tu pia,
Tu benigna, me salva, ama, conserva!
mercoledì 23 aprile 2025
Proust e la crittografia
Segnalo un (per me) inaspettato riferimento proustiano.
Parlando dell'alta società frequentata da Swann, il narratore menziona una Madame de Gallardon che è lontanamente imparentata con l'importante famiglia dei Guermantes, che però non se la filano. Lei da una parte cerca di convincere gli altri, e giunge a convincere sé stessa, che è lei a non desiderare questa frequentazione. Dall'altra:
Si on avait fait subir à la conversation de Mme de Gallardon ces analyses qui en relevant la fréquence plus ou moins grande de chaque terme permettent de découvrir la clef d'un langage chiffré, on se fût rendu compte qu'aucune expression, même la plus usuelle, n'y revenait aussi souvent que « chez mes cousins de Guermantes », « chez ma tante de Guermantes », « la santé d'Elzéar de Guermantes », « la baignoire de ma cousine de Guermantes ».
(Traduzione mia: «Se si fosse sottoposta la conversazione di Madame de Gallardon a quelle analisi che individuano la frequenza più o meno elevata di ogni termine, permettendo di scoprire la chiave di un messaggio cifrato, ci si sarebbe resi conto che nessuna espressione, neppure la più abituale, ricorreva spesso quanto “dai miei cugini Guermantes”, “da mia zia Guermantes”, “la salute di Elzéar de Guermantes”, “la barcaccia della mia cugina Guermantes”».)
Mi chiedo che cosa si sappia di un'eventuale dimestichezza di Proust con la crittografia. Con una ricerca cursoria, vedo che esiste almeno uno studio che interpreta l'intera Recherche come un messaggio cifrato: Thierry Marchaisse, Le théorème de Proust. Une cryptanalyse de la “Recherche”, Éditions Thierry Marchaisse 2022. Qui se ne può leggere una recensione di Caterina Palmisano. Forse è pertinente anche Les Sens cachés de la Recherche di Alberto Beretta Anguissola (Classiques Garnier 2024), un cui capitolo si intitola «Qu'est-ce qu'un cryptotexte?».





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