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mercoledì 27 marzo 2024

Il 500% di qualcosa

Le testate generaliste (Repubblica, Corriere, ANSA) non sono nuove a sparare numeri a casaccio e ad affidare gli articoli di scienza e tecnologia a quello che ne sa di meno in redazione (ammesso che ci si qualcuno che ne sa di più, e ammesso che ci sia una redazione). Immagino che sia uno stagista che, portato il caffè a tutti e scritti gli oroscopi, si dedica a quello che viene subito dopo in ordine di importanza.

Questa notizia di “Ambiente” di RaiNews direi che si piazzi bene, nel panorama attuale delle insensatezze numeriche (percentuali, unità di misura a casaccio etc.) in notizie più o meno di scienza: “Nel 2024 l'Italia ha consumato il 500% delle sue risorse naturali”.

Spesso si capisce almeno che cosa vogliono dire, anche se lo dicono in un modo insensato, ma qui non so proprio che cosa intendano con quel titolone a effetto. Che in tre mesi scarsi l'Italia ha già “consumato” (che a sua volta è un termine fumoso) 5 volte cosa?

Alla lettera c'è scritto che ha fatto fuori tutte le risorse minerarie, i terreni arabili, tutta l'acqua, il vento, il sole etc. che aveva a disposizione, e poi di nuovo altre quattro volte. Visto che non ha senso, a che si riferiscono? A un parametro di riferimento mai specificato? A quello che normalmente consuma in un anno? E non è che il testo dell'articolo aiuti molto, anzi.

mercoledì 7 febbraio 2024

Uno su mille


Sto leggendo l'interessantissimo Fascism. A Very Short Introduction di Kevin Passmore, che conferma l'utilità di queste sintesi, che sono più o meno il corrispondente britannico dei Que sais-je? francesi.

Oltre a fare un riassunto degli eventi storici che portarono all'ascesa dei fascismi del primo dopoguerra e di quelli attuali, si pone il problema di capire come si possa definire il fascismo in generale, di quali tratti permettano di dire che un certo movimento o regime vi rientra o no. La conclusione – in realtà chiarita fin dalle prime pagine – è che non è possibile. Esaminando la situazione in nazioni diverse e spesso anche all'interno di uno stesso movimento, possiamo trovare tratti rivoluzionari e conservatori, elitari e di massa, nazionalismo e internazionalismo e così via. Non sempre, non tutto, anzi, ma abbastanza da rendere pressoché impossibile stilare un elenco di caratteristiche e dire che un movimento è fascista se le presenta tutte e sole.

Ma questo è un blog di pignolerie, non di storia o politica, e quindi qui voglio segnalare solo una citazione curiosa. Mostrando che uno dei tratti di alcuni neofascismi contemporanei consiste nel desiderio di non confondersi con il resto della società, pure più che singole convinzioni o istanze ideologiche, cita Charles Hall, commander della White Aryan Legion, che dice tra l'altro che “portando una croce uncinata sulla pelle o sulla camicia, ci si distingue dal 99,9 per cento della popolazione”.

Ora, intanto questo significherebbe che di simili a lui c'è ancora un millesimo della popolazione, che non è neppure pochissimo. Anzi, gli piacerebbe avere 300.000 co-legionari negli Stati Uniti. (Sì, gli USA sono pieni di gente che pensa cose molto discutibili, ma per molti di loro l'etichetta di “fascisti” sarebbe impropria, se non in un senso molto lato.)

Ma soprattutto, ammesso di voler avere qualcosa che ci distingua da altre 999 persone su mille, e senza aspirare a qualifiche rare o titoli di studio elevati, basta fissare la propria residenza ad Anzio, a Carrara o a Olbia (ognuna delle quali contiene circa un millesimo della popolazione italiana).

lunedì 6 marzo 2017

Scioperi con poche adesioni...

Scioperi con poche adesioni ce ne sono eccome, ma il governo, per evitare di essere colto di sorpresa, prevede anche il caso in cui il numero di aderenti possa essere minore di zero:

...il numero dei dipendenti aderenti allo sciopero anche se negativo

(Fonte)

venerdì 28 ottobre 2016

Prevenzione vuota

La prevenzione in ambito medico è una cosa sacrosanta, va da sé. Poi bisogna vedere che cosa prevenire, come, e in quali fasce delle popolazione, ma su questo non sono qualificato per parlare.


Quello su cui sono qualificato per parlare, invece, è questo: in questo manifesto si specifica che «se hai tra i 45 e i 49 e tra i 70 e i 74 anni ... puoi prenotare una mammografia gratuita». Ora, non saranno molte le donne che hanno un’età compresa tra i 45 e i 49 e al contempo tra i 70 e i 74 anni, no? In matematichese, l’intersezione fra l’intervallo (45, 49) e l’intervallo (70, 74) è vuota. Un modo della regione per risparmiare?

mercoledì 3 agosto 2016

Tre ordini di grandezza

La versione in rete della Stampa di un paio di giorni fa ha un pezzo, a firma di Marco Menduni, sugli immigrati, per lo più sudamericani, che lavorano a Torino e a Milano e nel fine settimana si organizzano per andare al mare, raggiungendo prima dell'alba un tratto di spiaggia libera a Laigueglia, in provincia di Savona.
L'interesse del pignuolo, in tutto ciò, è nel tipico caso di innumeracy (innumeratezza? anumerismo?) del giornalista. Menduni descrive il tratto di spiaggia di cui si parla: «Un fronte di 230 metri per uno sviluppo medio di 20 tra il muro della passeggiata e la riva». Perfetto, poteva benissimo fermarsi qui; invece si caccia in trappola da solo: «Quasi 5 chilometri quadrati dove, alla domenica, arrivano ad ammassarsi anche duemila persone».
Ovviamente, visto che un chilometro quadrato è un quadrato di un chilometro di lato, difficilmente ce n'entra anche uno solo in quella spiaggia; figuriamoci poi cinque.
L'errore è nell'ovvia confusione per cui un chilometro quadrato sarebbe uguale a mille metri quadrati. Speravo, ingenuamente, che non ci cascasse più nessuno.

lunedì 4 aprile 2016

Un pomodoro da un etto è per sempre

Sul Venerdì di Repubblica del 1° aprile 2016 (no, niente pesci; sì, so che non dovrei leggere niente che abbia a che fare con la Repubblica, ma qui c'era una recensione che mi interessava) leggo all'interno di una notiziola a firma di Martina Saporiti a proposito di un metodo per «produrre elettricità dai pomodori»:
L'efficienza della cella è bassa (da 10 milligrammi si ottengono 0,3 watt, per una lampadina da 60 watt ne servono 200), ma si conta di perfezionare presto il procedimento.
Qui ci sono due cose che non vanno.

La cosa peggiore è che con 10 milligrammi di qualsiasi cosa, dall'uranio alla palta, si possono ottenere 0,3 watt: basta non specificare per quanto tempo.
Il watt è un'unità di potenza, cioè di energia per unità di tempo. Tanto come promemoria: sulla bolletta – oltre ad altre cose – è indicata l'energia consumata, espressa in kilowattora; i (kilo)watt indicano invece la potenza impegnata, quella messa a disposizione dal fornitore. Quindi, se a casa, come molti, avete una potenza impegnata di 3 kW, vuol dire che potete sostituire per sempre l'allaccio alla rete elettrica con un pomodoro da un etto.

In soldoni, dire che con 10 milligrammi di qualcosa si ottengono 0,3 watt è né più né meno che dire che con un litro di benzina si va a 100 chilometri all'ora. Sì, sarà senz'altro vero: ma per un minuto o per un'ora?

Bisogna dire che l'errore è dovuto niente meno che all'American Chemical Society, che nel suo comunicato – ripreso quasi alla lettera da varie fonti di informazione – annota enigmaticamente appunto che 10 milligrams of tomato waste can result in 0.3 watts of electricity. Quindi la Saporiti, nel non accorgersene e nel non fare i debiti controlli, è in buona compagnia: Newsweek, CNN etc.

(Cercando quale fosse il vero dato, trovo che al momento attuale non c'è una pubblicazione su questo risultato, che è solo stato presentato a un congresso dell'ACS. Nella presentazione non si menziona questo dato; la cosa più simile è che da un metro quadrato di “electrosurface” si ricavano 7 watt. Suppongo che sia una superficie che viene via via alimentata, così come, mutatis mutandis, un pannello solare: e lì va benissimo, anzi, è l'unica, associargli una potenza erogata.
Facendo qualche conto in un angolo di un foglio usato, vedo che cosa succede se “watt” stesse per “watt-ora”: un'energia specifica di 0,3 Wh/10 mg equivale, in unità più usuali, a circa 108 MJ/kg, che è qualcosa come il doppio di quella del metano usata come combustibile. Troppo, decisamente. Quindi? Watt-secondo? Boh.)

Quello che invece è farina del sacco della Saporiti è la proporzione sbagliata: 0,3 sta a 10 come 60 sta a 2000, non 200.

venerdì 13 dicembre 2013

“E” e/o “o” (2)

In una certa catena di librerie è in corso una promozione prenatalizia che funziona così:


Ora, che vuol dire? Immagino che intendano che per ogni 20 euro di spesa si riceve una splendida cartolina, anche se non è quello che c'è scritto.

E spero che nessuno sia così pignuolo da andare alla cassa a ricordare che anche 0 è un multiplo di 20 e a pretendere una cartolina. (Per la cronaca, il regolamento del concorso è più chiaro su questo punto, ma contiene perle di buon italiano e ineccepibile uso della punteggiatura come «Tutte le cartoline concorso del tipo gratta&vinci, saranno esteriormente identiche ed indistinguibili tra loro e la patina argentata che ricopre l’indicazione della eventuale vincita o non, sarà tale da non consentire la lettura, nemmeno in trasparenza, delle diciture sottostanti».)

Ma la cosa più bella, ovviamente, è l’ennesimo “e/o” messo a casaccio (anche se non si raggiunge l'eccellenza dell’importo “inferiore e/o superiore al dovuto”).

giovedì 27 settembre 2012

Conti del Lazio

Sulla scia delle dimissioni di Renata Polverini dalla presidenza della Regione Lazio, annunciate (e ancora non avverate nel momento in cui scrivo), sono apparsi a Roma i manifesti che riproduco qui e che, dando prova di un certa qual improntitudine, sembrano magnificare la gestione finanziaria dell’attuale consiglio regionale.
Non posso escludere d’altronde che si tratti di una sottile opera satirica a danno della Polverini dovuta a qualche altra parte politica, o apolitica, perché tanto normali questi manifesti non sono. Intanto, per un ente non è necessariamente un vanto il fatto in sé di ridurre il bilancio (bisogna vedere quali voci, come, perché): è come dire che spendo meno per mangiare. Magari prima mangiavo normalmente e ora mi limito al pane secco.
Poi non è ben chiaro rispetto a cosa siano calcolate le varie riduzioni e tagli (l'anno scorso? la legislatura precedente? il bilancio statale del Nebraska? le previsioni sbagliate?).
Ma soprattutto, e di maggior rilevanza per i pignuoli, che cosa vuol dire “ridotte del 183% le spese di comunicazione”? Cioè, proprio aritmeticamente, che significa? Per ogni 100 euro che si spendevano prima, adesso... che cosa? Ne entrano 83? È oggettivamente difficile ridurre una quantità di più del 100%, a meno di non entrare nei numeri negativi. E le spese negative sono un po’ strane.
(E sì che io sono un fautore del concetto di “denaro negativo”: un mondo in cui quando prendo un cappuccino mi danno una bella moneta da -1 euro, oppure in cui i ladri infilano con destrezza banconote negative nelle tasche della gente.)

Visto che questo manifesto fa parte delle stesse attività di comunicazione su cui si vantano tagli draconiani, la mia unica speranza è che si tratti di uno scherzo, o di un messaggio in bottiglia, da parte di qualche stagista non pagato...

domenica 25 ottobre 2009

Il Corriere e i giochi

Qualche giorno fa, giovedì 22 ottobre, era allegato al Corriere della Sera il “Corriere Giochi”, un supplemento sui giochi d'azzardo.

Per fortuna non c'era neppure bisogno di leggerne una frase per capire il messaggio che il supplemento voleva trasmettere. Bastava notare che quasi una pagina su due conteneva pubblicità: Snai, Sisal, Superenalotto, Lottomatica, “gratta e vinci”, siti di poker, casinò... (per la precisione, 10 pagine su 24, spesso a pagina intera).

Volendo comunque approfondire, ci si imbatte subito, in un pezzo di apertura a firma di Stefano Righi, nell'esortazione a “liberarsi di una visione prevenuta e perbenistica” circa il gioco. (Notare che si parla sempre di “giochi” tout court, come se si parlasse di nascondino e dama.)

Una delle cose che colpisce negli articoli - altrettanto obiettivi - su vari giochi che vanno per la maggiore è che si danno ogni tanto le probabilità di vincita, ma senza confrontarle con le vincite corrispondenti (il che permetterebbe per lo meno di calcolare il valore atteso della vincita). Certo, qualche volta fa piacere vincere comunque qualcosa, fosse anche un pupazzetto alla pesca della sagra di paese, ma qui il discorso fa finta di essere scientifico e di confrontare oggettivamente varie possibilità. In realtà in questo supplemento si esalta soprattutto il “comparto”, l'“industria”, il “settore”...

Per concludere, ma nel supplemento è posta all'inizio, conferisco il premio Citazione fuori contesto dell'anno a: “Perché mai il gioco dovrebbe essere qualcosa di peggio di qualsiasi altro modo di guadagnare del denaro, per esempio del commercio?” (Dostoevskij, Il giocatore).

mercoledì 17 giugno 2009

Tre centrali al mese

Leggo, su Metro (edizione di Roma) di ieri[1], un'affermazione attribuita a Jeremy Rifkin a proposito dell'utilità delle centrali nucleari:
Perché il nucleare abbia un impatto positivo sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per 60 anni, per avere il 20% di energia. C'è qualche sano di mente che lo vuole?
Il primo problema è che, come tutte le domande retoriche non a prova di bomba, può essere facilemente disinnescata con un “sì” (non sto dicendo che io personalmente risponderei affermativamente, ma solo che ci sono innumerevoli persone sane di mente che, per motivi più o meno condivisibili, sarebbero d'accordo).

Poi, il modo di esporre i dati è molto poco chiaro e facilmente incline a trarre in inganno: suona più come un classico problema “se sette uomini impiegano nove giorni a scavare una buca di cinque metri...” che non come l'esposizione di un dato su cui ragionare (e infatti è una frase per convincere, quasi uno slogan, non un'argomentazione). Seppure, sarebbe stato meglio semplificare un po' di fattori comuni e dire “una centrale ogni dieci giorni per 60 anni”, o “una centrale al giorno per sei anni”.

Ancora: si sa che quando si ha a che fare con numeri relativamente grandi, descriverli in un modo o in un altro cambia radicalmente le cose, a seconda che se ne voglia sottolineare la grandezza oppure mostrare il fatto che tutto sommato non sono poi così smisurati. Per esempio, gli abitanti della Terra, circa sei miliardi, se fossero messi l'uno sulla testa dell'altro formerebbero una smisurata colonna umana lunga 25 volte la distanza media tra la Terra e la luna o, se sdraiati, si avvolgerebbero 250 volte attorno all'equatore. D'altronde, se a ogni uomo, donna e bambino, lattanti inclusi, si assegnasse un appartamentino del volume di 100 metri cubi, staremmo tutti comodamente in un angolino neanche tanto grande del Grand Canyon (ci servirebbero circa 600 km3 e il Grand Canyon ha un volume dell'ordine di 4000 km3). Quindi esporre un dato in forma “lineare” (costruiamo una centrale dopo l'altra per decenni...) lo ingigantisce, esporlo in modo più aggregato (le costruiamo tutte simultaneamente in pochi anni..) lo minimizza.

Ma soprattutto, quei dati sono sbagliati di almeno un ordine di grandezza. Eccedere nei grassetti è male e me ne scuso, ma dopo la propaganda fatta insultando e zittendo l'interlocutore, la seconda - o la prima? - più grave è quella fatta non solo dando dati parziali, privi di fonte, esposti in modo capzioso, ma del tutto falsi. Si dà l'illusione di essere sereni e razionali, di offrire ragionamenti documentati nonché il modo per verificarli, e invece si sta prendendo in giro.[2]

Quante centrali sarebbero necessarie per soddisfare l'intero fabbisogno energetico elettrico del pianeta? Lì si parla del “20% di energia”, e quindi moltiplichiamo tutto per cinque. Bisognerebbe costruirne 3 ogni 30 giorni per 300 anni, ossia una ogni dieci giorni per 300 anni, ossia una al giorno per 30 anni, e quindi circa 10.000. Già “diecimila”, volendo, è un numero meno spaventoso del fantasma di qualcosa che si trascina giorno dopo giorno per vari decenni. Dopotutto stiamo parlando di un intero pianeta.

Ma non finisce qui. La produzione complessiva di energia elettrica nel 2000 è stata di 14.618 TWh, corrispondente a centrali elettriche per una potenza complessiva di 1.670.000 MW che funzionino ininterrottamente[3] (in realtà la potenza installata è circa il doppio, e le centrali di vario tipo per diversi motivi non funzionano sempre a pieno regime: c'è un surplus locale di elettricità, non c'è il sole o il vento, e così via).

I reattori EPR, che fanno parte di quelli cosiddetti di III generazione, come quelli che piacciono a certe persone importanti in Francia e in Italia, avranno una potenza di circa 1650 MW (come quello in costruzione a Flamanville[4]; in media i reattori in funzione in Francia, per fare un esempio vicino, hanno una potenza di poco più di 1000 MW[5]).

E poi, che vuol dire “centrale”? Molte hanno più di un reattore.

Il risultato è che il numero di reattori complessivi per coprire l'intero fabbisogno planetario è più vicino a mille! (E quindi forse trecento centrali, se hanno tre reattori ognuna, come è in media in Francia.) Ci sono solo uno o due ordini di grandezza di errore. Poteva andare peggio...[6]

Naturalmente il mio è solo un conto grossolano, fatto con l'accetta, per vedere gli ordini di grandezza, ignorando da una parte i problemi legati alla distribuzione, allo smaltimento delle scorie etc. e dall'altro tutte le alternative, di ambito più limitato ma con ben altri pregi.

E serve che dica che se S.B. e N.S. sono d'accordo su qualcosa, è il momento buono per cominciare a essere scettici su quel qualcosa, fosse anche la Venere di Botticelli?


[1] Citazione in un riquadro di Viviana Spinella, Rifkin ai Grandi “Terra agli sgoccioli”, Metro Roma, 16 giugno 2009, pag.3. In teoria è reperibile in rete, ma il server è lento e il file è ingombrante e non leggibile da alcuni programmi.

[2] Ora il dio dei pignuoli si vendicherà di me tempestando di errori questi miei conti, ovviamente. Speriamo bene...

[3] Paul Breeze, “Power Generation Technologies”, Elsevier, 2005, pag.5.

[4] Pieghevole dell'EdF sulla centrale di Flamanville

[5] Pagina dell'EdF sulle centrali nucleari francesi

[6] Come ai giornalisti inglesi che, riportando le istanze delle case discografiche, hanno moltiplicato per mille le cifre già discutibili e presumibilmente manipolate sulle presunte perdite dovute agli scaricamenti “illegali”, come spiega bene Ben Goldacre nella sua rubrica sul
Guardian e nel suo blog Bad Science.

mercoledì 4 febbraio 2009

"E" e/o "o"

I pignuoli conoscono già bene l'uso e l'abuso che si fa della neopreposizione "e/o", là dove un normale "o" ci starebbe benissimo. Che ti succede se prendono per "aut" un tuo "vel" tanto rifinito e covato con amore? Non si sa.
Ma oggi mi sono imbattuto nell'esempio più bello fra tutti quelli che ho visto finora, un caso in cui si ha veramente, matematicamente un "o" esclusivo:


(In caso non si legga: il firmatario dichiara "di impegnarsi a comunicare tempestivamente all'Università degli Studi di Roma eventuali altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivati nel corso dello stesso periodo con altri committenti al fine di evitare all'Università il versamento di importi in misura inferiore e/o superiore al dovuto.")

È tratto da un modulo da compilare a latere di un contratto di co.co.co. Io non sono un commercialista, e per me molti aspetti delle norme fiscali sono un mistero. In genere mi fido ciecamente degli esperti.
Ma mi sembrerebbe veramente strano che una mia mancata comunicazione faccia sì che chicchessia versi simultaneamente un importo inferiore e superiore al dovuto. Oppure in ambito burocratico non vale più la tricotomia dei numeri reali?

mercoledì 26 novembre 2008

Gemelli a raffica

"There still aren't many of them compared to us,
but the number has been increasing . . .
exponentially? . . . is that the word I want?"
"I hope not," Pearson said. "It's a scary word."
"The Ten O'Clock People" di Stephen King


L'uso della locuzione "crescita esponenziale" crea problemi a molti: sembra che tutti siano sicuri che si riferisca semplicemente a qualcosa che cresce "molto" (l'anno scorso c'erano mille disoccupati, quest'anno duemila: sono cresciuti esponenzialmente!). E quindi si trovano frasi del tipo: "Cresce esponenzialmente la famiglia Pearson di Londra" (Metro, ed. di Roma, 19 nov. 2008, pag. 4 - il link è a un ingombrante file .pdf), salvo poi scoprire che tre anni fa i Pearson hanno avuto due gemelli, e quest'anno altri due.
Ora, non è un mistero gelosamente custodito che una grandezza cresce esponenzialmente se la velocità a cui cresce è proporzionale al suo valore. Quindi se i Pearson, che inizialmente erano in due, un certo anno hanno avuto due gemelli, l'anno dopo avrebbero dovuto averne quattro, e l'anno ancora successivo otto.
Non mi pare che sia andata così, e facessero anche dieci figli all'anno, la crescita della famiglia non sarà esponenziale. (Certo, se sono immortali e continuano a riprodursi a un ritmo costante, e tra qualche anno anche i figli cominciano ad avere figli allo stesso ritmo e così via, allora la famiglia riuscirà a ingranare una crescita esponenziale. È questo che ha previsto l'anonimo estensore del trafiletto?)

Ah, "Gemelli a raffica" è effettivamente il titolo del trafiletto di cui si parla.

giovedì 20 novembre 2008

Dimostrazioni e confutazioni

Devo l'idea di questo post a Paolo Gangemi, illustre accademico. I miei 2,5 lettori avranno presente l'abuso giornalistico e politico del termine "teorema" che, capovolgendo il suo significato reale di "affermazione dimostrata (a partire da altre affermazioni note e, in ultima analisi, dagli assiomi)", è spesso usato nel senso di "insieme di affermazioni arbitrarie e calunniose". Mi segnala Paolo:
L'inversione del termine "teorema" forse è troppo ovvia per figurare in un blog di pignuoli, però ti volevo segnalare, se non l'avessi visto, l'estremo che ha raggiunto l'altro giorno. Su Repubblica, un pm ha dichiarato: "Ma quale teorema, ci sono le prove!"
Però era il titolo di un articolo e io, conoscendo i giornalisti, non mi sono fidato e sono andato a leggere all'interno. Peggio che mai: il pm elencava una serie di fatti secondo lui assodati e concludeva: "Ditemi voi se questo vi sembra un teorema!".

lunedì 5 maggio 2008

Band of zombies

Band of Brothers è una miniserie televisiva prodotta da Steven Spielberg, che segue le vicende di un gruppo di militari americani durante la seconda guerra mondiale. Ne parlano tutti molto bene, per la realizzazione tecnica e per la drammaticità della storia, realmente accaduta, in sé. Ora, io non so come sia andata, ma effettivamente non se la devono essere cavata troppo bene se, come dice la confezione del cofanetto di DVD, "la loro unità subì il 150 percento di vittime".