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lunedì 26 maggio 2025
giovedì 1 maggio 2008
Assiri e andorrani
Ecco un rapido aggiornamento per ricordare ai distratti che ieri è iniziata la settimana dedicata alle lingue a rischio di estinzione (Endangered Languages Week 2008) promossa dalla School of Oriental and African Studies dell'Università di Londra e da altre istituzioni.
Ne fa cenno anche Helen DeWitt nel suo blog paperpools, sempre ricco di spunti. In particolare, segnalo un intervento a proposito di (un post su un altro blog su) un racconto di William Saroyan. Senza sciupare troppo la sorpresa della lettura, anticipo solo che c'entrano barbieri assiri, contrabbandieri curdi e il fatto che gli andorrani non hanno una lingua né una valuta.
Ne fa cenno anche Helen DeWitt nel suo blog paperpools, sempre ricco di spunti. In particolare, segnalo un intervento a proposito di (un post su un altro blog su) un racconto di William Saroyan. Senza sciupare troppo la sorpresa della lettura, anticipo solo che c'entrano barbieri assiri, contrabbandieri curdi e il fatto che gli andorrani non hanno una lingua né una valuta.
giovedì 3 aprile 2008
Il singlish per tutti
In attesa di rimettermi seriamente a dare nuovi meravigliosi contributi alla pubblicistica dell'Accademia, ecco il primo di una serie di post un po' pigri (segnalazioni da altri blog, ripescaggi di roba vecchia...). John Baez, da non confondere ovviamente con Joan, racconta qualcosa sul singlish, che non è, come potrebbe parere, un linguaggio per gente che non ha un compagno o un coniuge, ma un pidgin parlato a Singapore.
sabato 29 settembre 2007
Tra uno Smørrebrød e l'altro...
Sono stato qualche giorno a Copenaghen. Più che le meraviglie della città e dei dintorni, sono pertinenti qui alcune pignolerie sulla lingua danese. È abbastanza noto che il danese, a differenza delle altre lingue scandinave, ha una pronuncia irregolare e che in genere "non si legge come si scrive". Se per esempio volete avere anche solo un'idea di che cos'è lo stød, leggetelo sulla Wikipedia.
In compenso, la grammatica è molto semplice: la morfologia, in particolare, è quasi elementare. I verbi non si coniugano in base alle persone e al numero, bensì hanno un'unica forma per il presente indicativo, una per il perfetto e così via. I nomi hanno due generi (comune e neutro) e non hanno casi tranne il genitivo, che ovviamente si forma per lo più aggiungendo una s.
Un dettaglio elementare che mi ha lasciato perplesso per qualche ora (si vede che i cieli grigi della Sjælland hanno offuscato le mie capacità mentali) è stato il perché i sostantivi a volte assumessero un -et o -t finale. Non mi risultava che ci fosse un caso fatto così, il plurale in genere è in -r... boh? Perché se "casa" si dice hus ogni tanto leggo huset? Finalmente mi è venuta un'idea, ho controllato ed era giusta. Che cosa significa quel -et o -t finale? La soluzione nel primo commento a questo post.
P.S. Tra i dolci primeggiano veramente quelli che noi chiamiamo danesi, e i danesi danesi sono proprio buoni!
In compenso, la grammatica è molto semplice: la morfologia, in particolare, è quasi elementare. I verbi non si coniugano in base alle persone e al numero, bensì hanno un'unica forma per il presente indicativo, una per il perfetto e così via. I nomi hanno due generi (comune e neutro) e non hanno casi tranne il genitivo, che ovviamente si forma per lo più aggiungendo una s.
Un dettaglio elementare che mi ha lasciato perplesso per qualche ora (si vede che i cieli grigi della Sjælland hanno offuscato le mie capacità mentali) è stato il perché i sostantivi a volte assumessero un -et o -t finale. Non mi risultava che ci fosse un caso fatto così, il plurale in genere è in -r... boh? Perché se "casa" si dice hus ogni tanto leggo huset? Finalmente mi è venuta un'idea, ho controllato ed era giusta. Che cosa significa quel -et o -t finale? La soluzione nel primo commento a questo post.
P.S. Tra i dolci primeggiano veramente quelli che noi chiamiamo danesi, e i danesi danesi sono proprio buoni!
giovedì 26 luglio 2007
Lingue che vanno, lingue che vengono
L'Accademia si duole di non poter organizzare, per i suoi membri e simpatizzanti, corsi di polebo e di slovinzo, ma può addurre a propria discolpa il fatto che queste antiche lingue slave sono da tempo estinte, e per giunta tutto ciò che ne resta sono brevissimi testi e pochi vocaboli singoli (come del vandalico, ma questa è un'altra storia).
Ricavo queste informazioni, insieme a molte altre di sicuro interesse per gli amanti di pignolerie linguistiche, da Morte e rinascita delle lingue di Claude Hagège (Feltrinelli 2002; tit. orig. Halte à la mort des langues, 2000). Come si arguisce dai titoli, vi si tratta di cause e modi delle trasformazioni e scomparse delle lingue, da un punto di vista quasi naturalistico: in più di un senso, le lingue si comportano come specie in competizione, soggette a mutazioni, alla lotta per la sopravvivenza e, spessissimo, all'estinzione.
Il libro è ricco di esempi, di quelli che spesso fanno dire "Ah, vedi!".
Ricavo queste informazioni, insieme a molte altre di sicuro interesse per gli amanti di pignolerie linguistiche, da Morte e rinascita delle lingue di Claude Hagège (Feltrinelli 2002; tit. orig. Halte à la mort des langues, 2000). Come si arguisce dai titoli, vi si tratta di cause e modi delle trasformazioni e scomparse delle lingue, da un punto di vista quasi naturalistico: in più di un senso, le lingue si comportano come specie in competizione, soggette a mutazioni, alla lotta per la sopravvivenza e, spessissimo, all'estinzione.
Il libro è ricco di esempi, di quelli che spesso fanno dire "Ah, vedi!".
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