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lunedì 17 novembre 2008

Oibò, mi sono preso un meme

C'è un meme che gira, un po' come l'influenza, e me lo sono preso pure io, da qui, e si può cercare di risalire indietro.
Consiste in questo: nel prendere il libro più vicino (non il più bello, il più significativo, quello che si sta leggendo in quel momento, ma proprio il più vicino mentre si scrive), aprirlo a pagina 56 e copiare nel proprio blog - o nei commenti al blog che si sta leggendo, o dove si crede - la quinta frase.

Ed ecco qui:
Esiste perfino un'opzione dell'interprete Python in modalità a riga di comando (-t) che visualizza dei warning nel caso in cui venga impiegata un'indentazione mista.

Si tratta, come è facile intuire, di un manuale del linguaggio Python (Marco Beri, Python, edito dalla Apogeo). A parte un paio di anglismi di troppo, questa frase e lo spirito in generale del Python sono piuttosto consoni all'Accademia.
La sintassi del Python incoraggia e a tratti impone una pignoleria sintattica, trasformandola in semantica: cicli, definizioni di funzioni e simili devono essere segnalati facendo rientrare le righe che li descrivono, ed è solo la fine di questa rientranza che indica dove finisce il ciclo etc.
Così, per esempio, scrivere:






è diverso da scrivere:






Nel primo caso l'assegnazione "b = b+1" è interna al ciclo, e viene eseguita dieci volte; nel secondo caso, solo una, fuori dal ciclo.