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martedì 22 giugno 2021

Controllare “controllare”

Ogni volta che uso il sostantivo “controllo” o il verbo “controllare” ho delle remore.

Non c'è dubbio che ormai queste parole abbiano acquisito in italiano un significato attivo, relativo alla capacità di “dirigere, regolare, determinare o impedire decisioni e comportamenti” (Treccani) detto di cose, persone, luoghi, attività, sé stessi. La mia remora viene dal fatto che è un'accezione relativamente recente, derivata dall'analoga inglese: “the power to influence or direct people's behaviour or the course of events” (Oxford Dictionary of English).

Ma ancora 70 anni fa (e fino a quando? io ho sott'occhio un dizionario del 1948) “controllo” significava soltanto:

Riscontro. Verifica. Esame sull'operato altrui. Riscontro di entrate e di spese. (Zingarelli, 7ª edizione, 1948)

E l'analogo per “controllare”. Il controllore controllava i biglietti, per esempio, ma non sé stesso nel bere. Se uno controllava la palla, era per vedere se era bucata, non per evitare che finisse fuori campo. Se uno controllava un settore dell'industria, apprendeva se vi avevano luogo degli illeciti, non spazzava via la concorrenza.

Ora si usa in entrambi i modi, e non avrebbe senso cercare di andare contro corrente. Ma per lo meno cerco di controllare che le frasi che scrivo non siano fraintendibili per via dell'ambiguità.

venerdì 17 marzo 2017

Che m'importa a me di tutte codeste minuzzaglie?

Mi capita ogni tanto di avvertire da parte di qualcuno una scarsa simpatia nei confronti della parola “dettaglio”, avvertita come un anglismo recente, da detail, che porterebbe a trascurare il sinonimo “particolare”.

Ora, “dettaglio” è in realtà un francesismo di lunga data e faceva arricciare il naso ai puristi già alla fine dell'Ottocento, il che però di fatto ci dice che in italiano è presente da tempo.

Dicono Fanfani e Arlía nel loro Lessico dell'infima e corrotta italianità del 1890:

DETTAGLIO per Minuto ragguaglio, Particolareggiata relazione, Particolarità di una cosa o fatto, Circostanza. Queste locuzioni non potrebbero bastare in cambio del francese Detail? Così p. es. Dite le particolarità del fatto - Questo è il fatto vero con ogni sua particolarità. Finalmente per Dettagli il popolo dice Minuzzaglie. Es.: Via, finiscila, o che m'importa a me di tutte codeste minuzzaglie?

Perché non menzionano “particolare” come possibile sinonimo di “dettaglio”? Perché all'epoca, soprattutto come aggettivo ma anche “in forza di sostantivo”, prevaleva per “particolare” il senso di «che è proprio, che appartiene a un tale individuo, a un tal soggetto speciale», «Persona privata; a differenza di Persona pubblica e di alto grado: “Queste spese un particolare non può farle”» etc., come spiega il Vocabolario italiano della lingua parlata di Rigutini e del sullodato Fanfani (per non parlare del “particulare” guicciardiniano).

Non sfuggirà che un uso affine è ancora vivo nel francese particulier: «On ne doit pas préférer l’intérêt d’un particulier à l’intérêt de toute une nation».

(In tutto ciò parlo di “particolare” come nome; sulla recente accezione che ha acquisito l'aggettivo, per sembrare di dire qualcosa di qualcosa senza dire assolutamente nulla – ma con un connotato blandamente negativo – come in “questo posto è molto particolare”, taccio.)

venerdì 2 maggio 2014

Caffè Qualcosa o Qualcosa Caffè?

Tra i numerosi fenomeni dovuti all'influsso dell'inglese sull'Italia (si veda per esempio qui per alcune considerazioni su quelli puramente lessicali), sono divertenti quelli in cui non si allineano lessico e sintassi.
In più di un locale, per indicare che ci si può collegare gratis alla loro rete wifi, troneggiano scritte del tipo “WIFI FREE”, in cui le parole sono inglesi, ma il loro ordinamento è quello italiano (col buffo risultato che alla lettera risulta che quel posto è “privo di wifi”).
Un fenomeno inverso si verifica qui:


I caffè (nel senso di locale; la cosa è in parte diversa per le marche di caffè in grani o macinato) in italiano, tradizionalmente, si chiamano “Caffè Qualcosa”, non “Qualcosa Caffè”. È un calco palese dai “Something Café” (o “Cafe”) anglofoni, che a loro volta sono pseudofrancesismi.