Visualizzazione post con etichetta nucleare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nucleare. Mostra tutti i post
martedì 28 luglio 2015
Sebastiano Vassalli (1941-2015)
Denuclearizzare v.tr.
Come si fa a denuclearizzare un Comune? La faccenda, in Italia e nei banali anni Ottanta, era semplicissima. Bastava che il consiglio comunale esprimesse con una delibera la propria contrarietà alla guerra in generale e agli ordigni nucleari in particolare, e che poi due operai aggiungessero alla normale segnaletica dell’Anas (Azienda nazionale autonoma strade), dove c’è scritto il nome del paese, l’insegna: «Comune denuclearizzato». Tutto qua?, chiederanno i posteri. Tutto qua. Niente missili smantellati né centrali nucleari demolite; niente contatori Geiger né altre diavolerie. Un bel voto e via.
(Il neoitaliano. Le parole degli anni Ottanta, scelte e raccontate da Sebastiano Vassalli, Zanichelli, 1989; p. 35. Classificata come “parola mutante”.)
martedì 18 giugno 2013
Benvenuti a Chernobyl
Come suggerisce il sottotitolo, è un diario di viaggio molto personale a Černobyl’, in una miniera canadese di sabbie bituminose, nella “città più inquinata del mondo” (ma in realtà no) in Cina, nella chiazza di immondizia del Pacifico e in altri ameni luoghi del genere, in cui l'orrore per la devastazione ambientale e umana convive in Blackwell con una sorta di fascino per il fatto stesso che sia possibile modificare l'ambiente su scala così ampia. Un esempio per tutti: dove vengono lavorate le sabbie bituminose per trarne – in modo a sua volta molto inquinante – qualcosa di utilizzabile a mo' di petrolio,
... c’era l’area di stoccaggio dello zolfo, anche se chiamarlo «area di stoccaggio dello zolfo» è come chiamare le piramidi «area di stoccaggio della pietra».
Un sottoprodotto del processo industriale della Syncrude è una quantità monumentale di zolfo, di cui non si sa che fare né a chi venderlo. Così viene messo da parte, in grosse lastre gialle, un livello ingombrante sull’altro, fino a erigere, attualmente, un trio di enormi ziggurat tronche alte quindici o venti metri e larghe qualcosa come quattrocento metri. Come tutto quello che c’è qui in giro, sono probabilmente tra le strutture artificiali più grandi della storia umana, ma non ne avevo mai sentito parlare. Una piramide di zolfo non fa notizia, mi sa. ...
Un giorno, però, la Syncrude o i suoi successori vedranno in questi oggetti enormi – giganteschi, monumentali, immani, apocalittici – l’opportunità che veramente rappresentano. I turisti del futuro saliranno fino in cima ai loro gradoni, soggiorneranno in alberghi di zolfo scavati al loro interno, sorseggeranno cocktail gialli e assisteranno agli incontri di tennis del Syncrude Open, in cui si useranno palle azzurre perché siano visibili sui campi gialli. Migliaia di anni dopo, gli esploratori che si apriranno la strada tra le giungle della Cameximeriga del Nord ci si imbatteranno e saranno abbagliati dalla semplicità dell’architettura dei nostri templi, al contempo rozzi e grandiosi, e faranno congetture sui motivi che ci spinsero a adorare lo zolfo al di sopra di ogni altro elemento e si renderanno conto che i faraoni erano dei mentecatti.E così via. Potete leggere qualche altro estratto sul Post (con menzione del nome del traduttore) e su Internazionale (senza).
(Per i più attenti e pignuoli: com'è, anche alla luce del recente guest post di Paolo Gangemi, che nel titolo e anche nel testo, abbondano le menzioni di “Chernobyl” all'inglese, anziché di un più corretto “Černobyl’”? Scelta dell'editore. Ma quasi tutti gli altri nomi russi e ucraini sono traslitterati come norma internazionale comanda.)
giovedì 18 agosto 2011
Antonomasie
Google translate ha reinventato da solo la figura retorica dell'antonomasia.
Se si prendono le parole tedesche “die Bekanntmachung des Reaktorunfalls” - cioè “l'annuncio dell'incidente al reattore” - e gliele si fa tradurre in italiano (ma la cosa funziona anche con altre lingue d'arrivo), il risultato è:
L'annuncio della catastrofe di Chernobyl
Etichette:
erori,
google,
lingue,
nucleare,
traduzioni
giovedì 24 marzo 2011
Centrali di prima generazione?
Vedo da più parti (fra cui il sito del Senato) che il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, si sarebbe espresso sulla “necessità di una pausa di riflessione per valutare la sicurezza delle centrali di prima generazione anche se noi abbiamo comunque ribadito la scelta nucleare che rimane sullo sfondo delle nostre azioni”.
Di che sta parlando? I reattori (non “centrali”) di “prima generazione” sono solo quelli storici, come quello di Fermi del 1942 e altri prototipi. I primi reattori usati commercialmente furono già quasi tutti almeno di seconda generazione. Sicuramente non sono di prima generazione i reattori delle centrali di Fukushima, ma neppure quelli di Chernobyl o di Three Mile Island.
La cosa mi dà da pensare: sarebbe come se il ministro dei trasporti pensasse che le automobili sono trainate dai cavalli...
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
