Da ragazzo credevo che nel titolo verniano Ventimila leghe sotto i mari le prime due parole indicassero una profondità: cioè che qualcuno fosse sceso in verticale per 20.000 di queste misteriose unità di misura e così facendo avesse raggiunto il fondo del mare e ci avesse trovato cose misteriose (calamari giganti, tesori, sottomarini nucleari, chissà).
Poi, crescendo, ho appreso che la lega – in questo contesto – era un'unità di misura francese che ha assunto vari valori, ma sempre all'incirca (e in un certo periodo esattamente) 4 chilometri. Quindi, se da un certo punto sulla superficie della terra o del mare uno fosse sceso in verticale di 20.000 leghe, avrebbe raggiunto il centro del pianeta, dopo di che l'avrebbe superato, sarebbe riemerso dall'altra parte e avrebbe proseguito ancora per quasi 70.000 chilometri nello spazio, superando tutte le quote usate per le orbite di varie categorie di satelliti, fino ad arrivare a quasi un quinto della distanza tra noi e la Luna.Infatti, come sappiamo bene, questi 80.000 chilometri indicano in realtà la lunghezza complessiva dei viaggi sottomarini del Nautilus del capitano Nemo. Ma mi consola del mio giovenile errore il fatto che qualcuno, presumibilmente adulto e professionista, sembra cascarci tutt'ora... o magari ci sta semplicemente scherzando su.
