martedì 31 luglio 2012

Accenti in libertà


Sì, in à la carte da qualche parte c’era un accento...



Ah, ma è (faux) vietnamita!



Grave o acuto? Mettiamoli entrambi.



“La dolce vità”: quando la trovata di copywriting è indistinguibile dal refuso.


lunedì 9 luglio 2012

Reputazioni da riparare?

È uscita finalmente la mia traduzione del racconto lungo “Il riparatore di reputazioni” di Robert W. Chambers, parte della sua raccolta Il Re in giallo.
Si tratta di un ebook che fa parte del progetto dei Dragomanni (di cui ho già orgogliosamente parlato): ora è in vendita presso Ultima Books e tutte le altre principali librerie virtuali (Feltrinelli.it, Ibs, Amazon.it, Bookrepublic e molte altre).
Al racconto ho affiancato una breve introduzione (breve perché io, come lettore, le introduzioni le leggo comunque dopo, e quindi il grosso l’ho messo dopo il testo) e un corposo apparato di note al testo, materiale su Chambers, osservazioni sulla traduzione e altro.
Simultaneamente appare anche l'altro dei primi due ebook dragomannici in vendita, Tre racconti di spettri della scrittrice vittoriana Mary Elizabeth Braddon nella traduzione di Alice Gerratana.

martedì 12 giugno 2012

Stephen King e gli avverbi

Ho avuto di recente occasione di sentir parlare Sandro Veronesi, che pare una persona simpatica e preparata (lo sapevano tuttoi, suppongo, ma io non l'avevo mai visto di persona).

Ma qui mi interessa in particolare un episodio che ha raccontato. All'inizio di un corso di scrittura incoraggiava gli studenti a porre domande o dubbi e uno, tutto timido, gli fa: “Ma questo fatto che non bisogna usare gli avverbi... ma proprio mai mai?” Al che Veronesi salta su e cerca di capire da dove mai venga il malsano consiglio. La fonte è un certo docente, che a sua volta etc. etc. A farla breve, la fonte prima sarebbe Stephen King. E dagli addosso a King, che mette i giovani sulla cattiva strada, che predica male e razzola così così etc. (mia liberissima parafrasi: in realtà non è stato detto nulla del genere).

Insomma, ho cercato di capire che cosa abbia detto veramente King e, se non è andato di persona a sussurrare qualcosa ai docenti di una certa scuola di scrittura torinese, la sua posizione sull'argomento è esposta in On Writing (che consiglio). Qui potete trovare un estratto in inglese; il succo è che, secondo il nostro, “l'avverbio non è un amico”, non è qualcuno cui rivolgersi per fargli fare tutto quello che non vogliamo o sappiamo fare noi. Descrivere un'azione col solo verbo può essere più efficace che accompagnarla con un avverbio:
“Don't be such a fool, Jekyll,” Utterson said 
(“Non faccia lo sciocco, Jekyll”, disse Utterson)
può essere più efficace di
“Don't be such a fool, Jekyll,” Utterson said contemp­tuously 
(“Non faccia lo sciocco, Jekyll”, disse con disprezzo Utterson),
dice King, e così per vari esempi, nei quali sconsiglia anche l'abuso di verbi troppo “pieni di steroidi” (grated, gasped, jerked out).
Ma la cosa più importante è che per King questo bando agli avverbi vale quasi solo all'interno dell'attribuzione delle battute. Per il resto, gli avverbi sono come i soffioni: pochi in mezzo a un prato lo impreziosiscono, troppi lo infestano esageratamente e veementemente.

venerdì 8 giugno 2012

Arrivano i Dragomanni

Più d'uno dei miei 2,5 lettori già lo sa: stanno partendo i Dragomanni.

Che rob'è? È un mio progetto, in cui ho coinvolto vari colleghi traduttori, per tradurre in italiano e pubblicare in proprio - sotto forma di ebook - testi di classici (o libri che dovrebbero esserlo) nonché di autori contemporanei.
È una non-casa editrice. Non ha alcuna struttura societaria ufficiale, ma c'è un coordinamento informale sui titoli da tradurre, una collaborazione redazionale e tecnica: ci si aiuta a vicenda, in sostanza.
Il nostro modello d'impresa, finora, è stata la «zuppa di pietre», come in quella storia del tale che arrivava in un paese con una pietra dalle proprietà magiche: buttata in un pentolone di acqua bollente avrebbe dato una magnifica zuppa. Tutti ne furono entusiasti, tanto che qualcuno offrì un paio di carote per arricchire un po' la zuppa, qualcun altro un osso con un po' di carne attaccata, e così via.
Bene, qui qualcuno ha fornito un logo, qualcun altro ha finalmente messo mano all'idea che aveva da tempo; chi si è cimentato nella stesura delle norme redazionali, chi ha allestito la pagina web. E dalla pietra per niente magica è venuta fuori una vera zuppa saporita che ora si può cominciare a mangiare.

Così, dopo qualche mese di sobbollitura, oggi è pronto il primo ebook e, a giorni, i prossimi due.


Il primo titolo dei Dragomanni è il racconto breve «L'uomo senza collo» di Melinda Nadj Abonji, una scrittrice magiaro-svizzera di lingua tedesca, tradotto da Roberta Gado che ha anche curato una nota sul racconto.
L'ebook è pubblicato in collaborazione con la casa editrice Voland, in occasione dell'uscita, il 14 giugno, del romanzo Come l'aria della Nadj Abonji, sempre tradotto da Roberta Gado. «L'uomo senza collo» si può scaricare gratuitamente, in formato .epub,  dal sito di Simplicissimus.

domenica 3 giugno 2012

Scomparire in un rebus

Non ho certo tempo, e neanche voglia, per dilungarmi sui fatti di Parma, ma essendo un appassionato di metafore miste in libertà, sono contento che abbiano reso possibile questa frase ad alta densità di metafore (non meno di tre più le etimologie metaforiche di “capire” e “squadra”):

A Parma hanno capito l’antifona, e Tavolazzi è scomparso dai radar nel complicatissimo rebus della squadra.


venerdì 1 giugno 2012

Il colpevole è il maggiordomo

Sarò io, ma ho l'impressione che tutta questa storia del maggiordomo del papa sia un’istanza di “effetto Streisand”.

giovedì 26 aprile 2012

Povero Pierio


Lo so, non ha molto senso un post in cui uno si limita a copiare una voce di dizionario, ma quando la voce sembra un lavoro a quattro mani di Borges e Achille Campanile (e per giunta uno c'è arrivato per verificare una cosa sul nome scientifico di un certa famiglia di farfalle, e quindi c'è anche un soupçon di Gozzano e di Nabokov), sì, ha senso farlo:

pïèrio agg. [dal lat. Pierius, gr. Πιέριος]. – Aggettivo che presso gli antichi Greci ebbe tre sign. diversi: della Pieria (gr. Πιερία, lat. Pieria), regione costiera della Macedonia; del monte Piero, in Tessaglia; di Piero, personaggio mitico, nel quale si confondono però due figure diverse: un re di Macedonia, padre delle nove Muse, e un re dell’Emazia (regione centrale della Macedonia), padre di nove figlie che sfidarono le Muse nel canto e, vinte, furono trasformate in piche. I varî sign. confluiscono nell’epiteto di pierie, o pieridi, dato alle Muse, o perché originarie della Pieria (è questa la tradizione prevalente) o del monte Piero, o perché figlie di Piero, o perché, vincendo le figlie di Piero, ne avrebbero assunto il nome: le dee pierie, o, come sost., le Pierie (non usato il sing., nel quale si trova invece usato talora pieride); per estens., relativo o appartenente alle Muse, e anche, nei poeti latini, poetico: “nel pierio fonte Guardò Tiresia giovinetto i fulvi Capei di Palla” (Foscolo), nella fonte Ippocrene sacra alle Muse.



venerdì 23 marzo 2012

Faligi e “gli effetti dell'illecita condotta posta in essere”



Riassunto per i lettori più che frettolosi: una sedicente casa editrice organizza iniziative discutibili, un sito statunitense le discute in un editoriale, una traduttrice italiana traduce su commissione del sito statunitense l'editoriale, uno studio legale invia una lettera intimidatoria per conto della sedicente alla traduttrice dell'articolo.


Qualcuno dei 2,5 lettori di questo blog fa il traduttore e quindi probabilmente conosce già questa storia, ma è il caso che la apprendano anche gli altri.

Esiste una società che ha sede in provincia di Aosta, si chiama Faligi e si autodefinisce “casa editrice”. Dalla loro pagina web si apprende che “cercano” autori, a cui offrono vari servizî, tra cui l'“assegnazione della numerazione ISBN” e una promozione a base di “gadget scaricabili” e altro.

Ma qui ci interessano le magnifiche opportunità che offrono agli aspiranti traduttori, e la collera divina che scatenano contro chi critica i loro metodi. Loro non le descriverebbero così ma, come parafrasa l'articolo di cui sto per parlare, quello che dicono agli aspiranti è qualcosa come: “Voi ci date 160 euro. Poi traducete un libro gratis. Se il libro vende, è possibile che vediate qualche centesimo. Ma se noi non lo promuoviamo, o decidiamo di non pubblicarlo, o il libro non è un granché… che vi dobbiamo dire? Ci avrete smenato 160 euro e qualche mese di lavoro, mentre noi… niente di niente.”
Oppure, per riformulare in maniera ancor più colorita: “Mettiamo che Faligi si fosse presentato direttamente alla vostra porta. Offrendovi un magico biglietto della lotteria che costa solo 160 euro—i quali vi regalano il diritto a lavorare gratis per diverse ore alla prova di traduzione. Se la passate, poi potete lavorare gratis qualche altro mese della vostra vita; dopodiché, il vostro biglietto magico finirà nella riffa. Un giorno o l’altro ci sarà forse un’estrazione; e forse voi vincerete qualcosa. Ma non c’è nessuna garanzia, eh!
Fosse andata così, avreste chiamato la polizia e fatto arrestare i truffatori. Nel nostro caso, invece, potete cliccare il pulsante «Mi piace» su Facebook. Ecco: più o meno la differenza che c’è tra la vita vera e the Wonderful World/Le fabuleux destin/Die fabelhafte Welt della traduzione.”

Ora, arrivato a questo punto, scopro le carte. Quello che spero da questo post è di ricevere una bella lettera dai loro legali. Da quando ho saputo che la collega e amica Isabella Zani ne ha ricevuta una, non sto più nella pelle per riceverne una almeno altrettanto bella. Ora, che ha fatto Isabella? Qual è l'“illecita condotta posta in essere” da costei? È andata sulla pubblica piazza strillando nefandezze sul conto della Faligi? Li ha calunniati in alto e basso loco? Peggio, molto peggio.
Ha tradotto in italiano l'articolo del sito No Peanuts! for Translators che - giusto cielo! - critica l'operato della Faligi e dalla cui traduzione italiana sono tratti i passi che ho citato.

Per approfondire, consiglio caldamente di leggere il recente articolo (in inglese, con link ai documenti in italiano) dello stesso No Peanuts!, in cui sono descritte, senza lesinare i dettagli scabrosi, le conseguenze di questo atto criminoso, compresa la magnifica lettera passive-aggressive dei famosi legali e la lettera di risposta di Isabella (ora che ci penso! se sono veramente fortunato, magari di letterine magiche ne ottengo due, una per conto della Faligi e una da loro medesimi: rischio di batterti, Isa!).

E, affinché il coefficiente di pignoleria di questo post sia adeguato, si sappia che la cura esasperata che la Faligi mette nel suo lavoro redazionale “affinché l'opera raggiunga un ottimo risultato” comprende evidentemente una dose generosa di virgole tra soggetti e verbi, come in

La Faligi Editore, mette a disposizione dei suoi autori...

Aggiornamento (24.3): Un altro post sullo stesso argomento, nel blog La bottega delle immagini di Giovanni Angelo Jonvalli.
Aggiornamento 2 (25.3): Il blog giramenti di Gaia Conventi cita e raccomanda questo post.
Aggiornamento 3 (26.3): Anche .mau., nelle sue Notiziole, commenta sapidamente la faccenda.

sabato 10 marzo 2012

Can drink, will drink

Round Margherita + Can Drink

Visto che “tutto l'alluminio può”, potrà anche bere, no? (Per tacere del “Round”.)